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ddlab ddlab un brand di moda gentile, inclusiva che ha rispetto del valore del tempo.

04/09/2026

Certi capi hanno bisogno di muoversi per raccontarsi.
La gonna Sveva è uno di questi.

L’ho pensata perché avesse vita quando chi la indossa cammina, gira, balla. In questo video la vedete nel tango, ed è lì
che dice tutto quello che una foto ferma non riesce a dire: il tessuto che segue il passo, si apre e si richiude, disegna
l’aria a ogni movimento.

Quando progetto una gonna così, penso a come accompagna il corpo nella vita vera, nei gesti veri. Non a come sta
appesa su un manichino.

Un capo che si muove bene con te finisci per indossarlo molto più spesso, perché ti fa ve**re
voglia di muoverti.

La trovate in atelier.
E voi, dove la portereste? Ditemelo qui sotto.

Durante la pausa mi è capitato tra le mani un carosello di Elle dedicato al tubino nero, e mi ha fatta sorridere. Perché...
03/09/2026

Durante la pausa mi è capitato tra le mani un carosello di Elle dedicato al tubino nero, e mi ha fatta sorridere.

Perché il nero, nel mio guardaroba, è di casa: lo indosso continuamente, e negli anni mi sono sentita dire più volte “ma ti vesti sempre di nero, che noia”.

Ecco, io la vedo all’opposto. L’abito nero è un must, uno stile che si abbraccia, un colore che ti fa sentire al sicuro.
È eleganza e raffinatezza senza fare rumore.

E non è una mia impressione recente. Nel 1926 Gabrielle Chanel disegnò la petite robe noire, un abito semplice e
comodo pensato per essere alla portata di tutte: all’epoca Vogue lo paragonò addirittura a un’automobile, per quanto
prometteva di diffondersi.

Fu una delle sue tante rivoluzioni gentili. Negli stessi anni portò nel guardaroba femminile anche i pantaloni e il tweed, presi in prestito dall’abbigliamento maschile e resi morbidi, comodi, liberi.

L’eleganza cominciava a seguire il corpo, invece di costringerlo dentro le stecche.

Da lì il tubino nero non se n’è più andato. Cambia forma di stagione in stagione, si fa in pelle, in pizzo, sulle spalle
scoperte, ma il suo fascino resta intatto. Pochi capi possono dirsi davvero eterni.

Questo è uno di quelli.

Il motivo, credo, è proprio quello che a volte viene scambiato per monotonia. Un buon abito nero non ti mette in
mostra e non ti nasconde: ti lascia essere, e racconta chi sei prima ancora che tu dica una parola.

E voi, che rapporto avete con il nero?
Sono curiosa di leggervi

28/08/2026

Ci sono donne che entrano in una stanza e portano con sé tutto quello che hanno letto, scelto, attraversato.

Immagino una sposa così e vedo una linea lunga che scende senza interruzioni, seta avorio calda, uno scollo drappeggiato che si appoggia alla spalla, maniche leggere e una mantella che segue il passo invece di frenarlo.

Un abito costruito con precisione, dove il lavoro sta nel taglio e nella scelta della materia, in ciò che si sente addosso più che in ciò che si nota da lontano.

Quando una donna arriva in atelier con una storia già scritta, il mio compito non è aggiungerci sopra qualcosa. È darle un abito in cui si riconosca. Perché anche il giorno del matrimonio quello che indossi racconta chi sei, molto prima che tu dica una parola.

Se stai immaginando il tuo, possiamo partire da una conversazione in atelier.

26/08/2026

I pantaloni Rei hanno un piccolo problema: una volta indossati, tutto il resto sembra complicato.

Li ho pensati con una linea precisa, ma senza quella rigidità che spesso associamo a un pantalone elegante. Hanno presenza, ma non chiedono un’occasione speciale per essere indossati.

Ed è forse questa la cosa che mi interessa di più quando progetto: creare capi che non abbiano bisogno di una vita immaginaria per funzionare.
Non la cena che forse avrai.
Non l’evento che prima o poi arriverà.
Non la versione di te che quando avrò tempo, quando uscirò di più, quando...

La vita che hai adesso.
Rei parte da lì.

E poi, possibilmente, ti semplifica anche la domanda più noiosa di tutte:
«Cosa mi metto?»

21/08/2026

Ve lo ricordate l’abito che mi sono cucita per il matrimonio di luglio?

Del pizzo ricamato è avanzato un pezzo di tessuto, e in atelier gli scarti non finiscono nel cestino. Ho ripreso dei cartamodelli che avevo già e ne è uscito un due pezzi: una canotta e una gonna. Stesso pizzo, stessa luce, un capo completamente diverso.

Questo è il modo in cui lavoro da sempre. Un tessuto che ha già una storia continua a viverla in un’altra forma, e la scelta di non sprecarlo fa parte del progetto tanto quanto il taglio.

Se avete un tessuto a cui siete affezionate e non sapete cosa farne, passate in atelier e ne parliamo.

07/08/2026

Il vantaggio di fare questo mestiere è che quando ho un matrimonio a luglio non devo cercare cosa mettermi. Me lo cucio.

Questo abito nasce dal modello Lyra, con una variazione: qui lo spacco è uno solo, sul fianco. Ma la parte che me lo fa amare davvero è il tessuto.

Sotto c’è una fodera in raso champagne, sopra un pizzo ricamato con le perline, cucito una alla volta. Ho aggiunto una cinturina gioiello e ho passato molte più ore su questo capo di quante ne avessi messe in conto.

L’ho fatto per me, e mi sono accorta che è la stessa cosa che chiedo a chi entra in atelier: che l’abito racconti come vuoi stare in quella giornata, non solo come vuoi apparire nelle foto.

Voi lo indossereste a un matrimonio? Ditemelo qui sotto.

31/07/2026

Una taglia, dal 40 al 46 — non perché “vada bene a tutte” nel senso vago e comodo, ma perché è stata costruita per adattarsi davvero. Punto vita libero, maniche corte, scollo tondo che puoi tenere dritto o far scivolare leggermente sulla spalla, a seconda di come ti senti quel giorno.
Le cuciture interne sono fatte a punto inglese. Non si vede quando la indossi — ma è quella cura invisibile che distingue un capo durevole da uno che dura una stagione.
Con i jeans di mattina. Con una gonna sartoriale di sera.

27/07/2026

Lo slipdress è il capo più onesto che esista.
Niente struttura, niente imbottiture, niente trucchi. Solo il tessuto, il corpo, e la qualità di chi li ha messi insieme.
Quando è fatto bene — tessuto vero, caduta giusta, proporzioni studiate — non ha bisogno di altro. Non compete con chi lo indossa. Lo accompagna.
Questi li abbiamo pensati esattamente così: leggeri, essenziali, con quella semplicità che richiede più lavoro di quanto sembri.

20/07/2026

Il Pantalone Franca. Lino 100%, verde salvia, gamba ampia con le pieghe sul davanti.

C’è una cosa che il lino fatto bene sa fare che quasi nessun altro tessuto riesce a replicare: scende. Senza sforzo, senza rigidità, senza bisogno di essere sistemato ogni volta che ti muovi.

Le pieghe sul davanti non sono un dettaglio decorativo — danno apertura al passo, impronta sartoriale, e quel tocco che trasforma un pantalone comodo in un pantalone elegante. Senza che i due aggettivi si contraddicano.

Verde salvia. Un colore che non urla ma non passa inosservato. Con una camicia bianca, con un top drappeggiato, con il blazer Evan — funziona sempre, e ogni volta in modo leggermente diverso.

Produzione limitata. €155. Lo trovi in atelier

Indirizzo

Via Lario 17
Milano
20159

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 18:00
Martedì 10:00 - 18:00
Mercoledì 10:00 - 18:00
Giovedì 10:00 - 18:00
Venerdì 10:00 - 18:00

Telefono

+393493832712

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