02/06/2023
Se scoprissi di avere “nobili origini”, potresti ricevere in eredità onore e un rinnovato senso di responsabilità.
Vi presento un mio lontano parente: Carlo Bini. Buona festa Italia.
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Carlo Bini nacque a Livorno il primo dicembre del 1806.
Dopo aver frequentato il collegio dei Barnabiti, dove strinse amicizia con alcune tra le principali personalità della futura classe dirigente e della scena culturale italiana, fu costretto ad abbandonare gli studi a causa di problemi economici che lo costrinsero a continuare la formazione da autodidatta e, successivamente, a rinunciare al percorso offerto dall'Accademia di Pisa.
Con Guerrazzi fondò il giornale politico-letterario "L'indicatore livornese" che diressero insieme fino al 1830 per poi essere arrestati tre anni dopo a causa dei rapporti che li legavano a Giuseppe Mazzini e alla "Giovine Italia". È proprio nel carcere di Portoferraio, in cui rimase dal settembre al dicembre 1833, che scrisse "Il Forte della Stella", dialogo che deve il suo titolo al nome stesso della prigione, e il "Manoscritto di un prigioniero".
In quest'ultimo, appartenente al ciclo di testi inseriti nella memorialistica risorgimentale e ritenuto la sua opera principale, iniziò una riflessione sulle ingiustizie insite nella società e più in generale nella condizione umana. Uno scritto rivoluzionario che accese un animato dibattito pubblico sulla rivendicazione dei diritti dei poveri e sulla tanto agognata uguaglianza sociale. Tra le altre opere, numerosi Scritti editi e postumi caratterizzati dalla prefazione "Ai giovani" scritta da Giuseppe Mazzini.
Morì nel 1842 a soli trentasei anni stroncato da un colpo apoplettico. Dopo la sua morte fu elogiato dallo stesso Mazzini, che scrisse una premessa anonima all'edizione delle opere dello scrittore, parlando di una «santa anima alla quale Dio aveva elargito tanto tesoro d'amore da benedire un'intera generazione».
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