22/06/2020
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MICROPLASTICHE E INDUSTRIA DELLA MODA:
CHIEDIAMO ALL’UE NORME AMBIENTALI PIÙ SEVERE PER IL SETTORE TESSILE ⬇️⬇️⬇️
Quella tessile è una delle industrie più inquinanti, genera enormi quantità di rifiuti di cui solo un quinto viene raccolto per essere riciclato. Oltre il 60% della produzione tessile è composto da derivati del petrolio, infatti una quantità enorme delle microplastiche rilasciate negli oceani proviene proprio dai capi di abbigliamento sintetici comprati da noi consumatori e, ogni volta che vengono lavati, rilasciano microplastiche che finiscono negli oceani dove vengono ingerite dai pesci per poi finire sulle nostre tavole, nei nostri piatti. Inoltre, di tutti i prodotti chimici che vengono utilizzati nella produzione tessile, ben 165 sono classificati come pericolosi. Oltre all’enorme impatto che esercita sull’ambiente e sulla nostra salute, il settore tessile è anche tristemente noto per le costanti violazioni dei diritti dei lavoratori e dei diritti umani e causa di numerose catastrofi come quella di Rana Plaza, la tragedia che ha causato 1.129 morti in Bangladesh. È evidente la necessità di avviare una riprogettazione del modello di business dell’industria tessile.
La Commissione europea svilupperà nei prossimi mesi una nuova strategia europea per il settore tessile. ▶ Abbiamo chiesto al Commissario europeo per l'Ambiente di proporre una strategia ambiziosa che introduca regole stringenti sulla prevenzione e tracciabilità delle sostanze chimiche pericolose e che vada finalmente nella direzione dell'economia circolare e della durabilità, riparabilità, riutilizzabilità e riciclabilità dei materiali. Chiediamo inoltre che venga introdotta la responsabilità legale e finanziaria dei produttori, anche quando i loro prodotti diventano rifiuti, nonché misure significative per promuovere la trasparenza.
Solo in questo modo si riuscirà davvero a ridurre i danni ambientali e sociali del settore tessile.