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07/03/2019

Festival La Terra del pane Contemporary Roots Opere site specific di: Sveva Angeletti, Claudio Di Lascio e Ruben Patella. A cura di Valerio Vitale. Arte contemporanea in Fondazione Sassi da giovedì 14 a martedì 26 marzo 2019 Sala mostre Fondazione Sassi Via San Giovanni Vecchio n.24/27 Ingresso li...

19/10/2017

Benvenuti al nuovo appuntamento con Materpedia, oggi vi presentiamo due prospettive diverse inerenti il mondo dell’arte, ricollegandoci all’ultimo evento che Materainside ha pensato per voi lo scorso venerdi presso la Fondazione Sassi. Il nostro proposito è infatti quello di parlarvi di due lavori d...

La memoria è quella funzione psichica di riprodurre nella mente un’esperienza passata mediante immagini, sensazioni o no...
07/10/2017

La memoria è quella funzione psichica di riprodurre nella mente un’esperienza passata mediante immagini, sensazioni o nozioni, e quindi di riconoscerla come tale e di localizzarla nello spazio e nel tempo. Da questa nozione nascono le parole di Jean Baudrillard, che recitano:

“Quando parlo di un luogo, è perché è scomparso. Quando parlo di un uomo, è perché è già morto. Quando parlo del tempo, è perché ormai non è più”.

Ruben Patella, con la sua arte, riassume in maniera brillante tutto questo. – Si tratta di un bisogno metafisico della mente umana di resistere all’oblivioso attacco della morte; è l’incapacità della mente umana di accettare la propria e l’altrui caducità; è il non voler né poter rassegnarsi a credere di essere qui a caso, ma è al contrario, un forte e inappagabile desiderio di resilienza, che spinge l’essere umano a fare quanto è in suo potere per differire la morte e la dimenticanza che da essa scaturisce -, afferma l’artista parlando della sua ricerca. L’opera del Patella getta le sue basi sullo studio della più controversa avanguardia del ‘900, la Body Art, e prende in considerazione il lavoro di artisti quali Orlan e Hermann Nitsch. Viene preso in considerazione il corpo, inteso come medium espressivo, come oggetto estetico, un po’ come nell’opera di Damien Hirst o di Marina Abramovic; l’arte come strumento apotropaico per differire dalla morte.

L’insieme di queste ricerche hanno portato il Patella a costruire le fondamenta di “Elisioni”: una serie fotografica che, attraverso degli interventi concettuali, decontestualizzano l’immagine al fine di trasfigurarla, di renderla l’emblema della lotta alla sopravvivenza nella memoria storica, un tentativo di incidere il segno della propria presenza, lasciando frammenti del corpo come pura testimonianza, reperto di inconfutabile presenza seppur transitoria.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una forte ricerca che nasce dallo studio della performance fotografica dal titolo Fototot di Ulay, passando per riflessioni di tipo etico e metafisico sul senso dell’esistenza. Gli scatti di Ruben Patella sono traduzione di una riflessione sul destino dell’uomo, ma è anche e sopratutto uno spronare lo spettatore ad una riflessione sull’importanza rivestita dall’arte come antidoto contro l’oblio.

Gli scatti presentano in se un duplice fattore: l’erosione del soggetto raffigurato, inteso come metafora della cancellazione che il tempo compie ai danni della memoria, oltre che servire ad acquisire la valenza dell’oblio legato al concetto di morte. Cercando, invece, di affondare lo sguardo al di là dell’intervento erosivo, esse appaiono come immagini impregnate di una funzione mnestica, ossia come fotografie aventi lo scopo di fissare un ricordo, una presenza, un evento che per nessuna ragione si vorrebbe dimenticare. Ci si trova di fronte ad un sistema binario, in una sorta di battaglia combattuta dal desiderio di resistenza e dall’inesorabilità dell’oblio. Dall’altra parte di questo sistema binario ritroviamo l’inesorabilità dell’oblio, raffigurato nelle fotografie attraverso la violenta cancellazione del soggetto.

Tenendo sempre presente i concetti sopracitati di Memoria, Ricordo e Oblio, il Patella ha realizzato una serie di pitture su supporto diverso dal titolo “Buchi Neri”.

Le tele, attraverso un percorso di cancellazione di lavori precedenti, vengono in un primo momento cancellate e successivamente viene lasciato fluire il colore esattamente come è naturale lo scorrere di un fiume. La tecnica di produzione dei buchi neri si rifà a quello che è il mito di Mnemosine e Lethe, ovvero i fiumi mitologici del ricordo e della dimenticanza. Gli unici due colori utilizzati sono il bianco e il nero che sembrano quasi unirsi in una eterna lotta tra bene e male, ma anche scontro tra desiderio di resilienza e inesorabilità dell’oblio. Ancora una volta è la memoria l’elemento chiave del linguaggio utilizzato dal Patella, elemento a cui si ricollega anche il ciclo di pitture dal titolo “Tracce”.

Quest’ultimo ciclo di lavori presi in analisi, utilizza come cardine la memoria, ma trattata in chiave diversa. Le Tracce di Ruben Patella sono desiderio di affermazione dell’ “esserci”, segno del passaggio che ogni persona fa in un contesto inteso come luogo, vita ecc… il Patella vuole affermare la sua presenza in quel dato momento e contesto; è un bisogno intimo paragonabile a quello di affermazione che hanno gli street artist mediante le loro opere pubbliche nei centri urbani. Nell’opera dell’artista, la traccia si manifesta a volte come gesto, a volte come concrezione a cui vengono accostati diversi materiali (sabbia, tessuti, gesso, plastica, metallo).

In conclusione l’opera del Patella è un viaggio intimo nella memoria di ognuno di noi, in viaggio nei meandri del background dei ricordi che ognuno custodisce dentro di se. L’opera di Ruben Patella ha la potenza della poesia e il carisma della musica, riesce a toccare corde del proprio inconscio, riportare alla mente momenti passati che si pensava di aver dimenticato. Entrare in contatto con un’opera di Ruben Patella è come ascoltare la propria canzone preferita dal vivo; non ci sarà una volta che non ti lascerà senza parole.

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