10/05/2025
Qualche mese fa, la mia vita ha fatto una deviazione improvvisa. Era una giornata come tante, frenetica, piena di impegni e pensieri sparsi. Sono andata al pronto soccorso per tutt’altro motivo, nulla di preoccupante… o almeno così pensavo.
Una semplice radiografia. Un’immagine. Un’ombra. Un termine che rimbalza tra le pareti di una stanza bianca: tumore. Ma subito affiancato dalla parola “benigno”, come se quella potesse bastare a spegnere l’incendio che si era appena acceso dentro di me. Eppure, da quel momento, sono entrata in un tunnel. Il tunnel della paura.
Iniziano gli esami, le attese, le notti con i pensieri che graffiano. Un tumore alle ossa, mi dicono. Una cosa rara. Io che mi sono sempre considerata una roccia, forte, combattiva, abituata a correre tra lavoro, casa, doveri, responsabilità… Come si combatte qualcosa che non puoi affrontare con organizzazione o forza di volontà?
Poi, quel giorno. Un camice bianco, uno sguardo serio e parole che non dimenticherò mai: “È un condrosarcoma di benigno ben poco Per fortuna non è aggressivo, ma va operato subito.”
E lì la paura prende forma, diventa reale. Perché lo devi dire. A tuo figlio. Alla tua famiglia. Agli amici. E ogni volta che lo pronunci, prende corpo, diventa parte della tua vita.
L’intervento è lungo, faticoso. Il dolore fisico si somma a quello interiore. Ma io sono qui. E so che da qui posso ripartire.
La paura non è sconfitta. Ma è stata affrontata.un passo alla volta... Tornerò prestissimo a creare per me è per voi, ci vediamo al a giugno... Spero