04/04/2023
Muhammad Mashaly era nato in una famiglia molto povera di contadini, e da piccolo aveva lavorato anche lui nei campi. Il padre però sognava per lui un futuro migliore, e quindi con mille sacrifici riuscì a mandarlo a scuola, e poi all’università, a studiare medicina.
Muhammad nel 1967 si laureò a pieni voti, e iniziò subito a lavorare come medico. Un giorno però un bambino che lui stava assistendo, gli morì tra le braccia. Aveva il diabete, e la famiglia, poverissima, non era riuscita a comprargli l’insulina.
Fu in quel momento che Muhammad Mashaly decise di dedicare la sua vita a curare i poveri.
Lavorava tutti giorni, fino a tardi, senza chiedere nulla, se non alle famiglie più benestanti. Ai più poveri, non solo non chiedeva nulla, ma pagava di tasca sua anche le medicine.
D’altronde lui viveva una vita semplice, frugale, non aveva bisogno di molto. Nel giro di qualche anno riuscì ad aprire a Tanta, sul Delta del Nilo, una piccola clinica e la gente faceva la fila per essere curata da quello che ormai era noto come “il medico dei poveri”.
Si racconta che un giorno, ormai anziano, Mashaly ricevette una donazione di ventimila dollari e un’automobile, per aiutarlo nei suoi spostamenti da casa alla clinica. Lui però non voleva denaro, diceva sempre che a lui non serviva nulla. E quindi spese tutta la somma per comprare medicine e attrezzature per la sua piccola clinica, e vendette anche la macchina per dare il denaro ai suoi pazienti più poveri. E continuò come sempre ad andare a piedi in clinica, e a piedi nei sobborghi più poveri a portare non solo cure, medicine e scienza, ma anche conforto e umanità.
Mashaly, che è morto nel 2020 a 76 anni, ha lavorato praticamente fino all’ultimo giorno di vita, onorando così con il suo impegno non solo la sua promessa di aiutare i più sfortunati, ma anche il giuramento di Ippocrate.
🦋La farfalla della gentilezza🦋