28/08/2026
Via Roma, civico 29.
Quella in foto sono io, nei primi anni Ottanta, nel negozio di famiglia.
Papillon, era il primo nome dell’attività che il mio papà ha avviato nel lontano 1971, all’età di 17 anni.
Mio padre è figlio di un commerciante di prima generazione, Giuseppe V***a, noto come Pino, pronunciato con quella “pi” doppia, tutta in stile francavillese.
Quella piccola boutique, di meno di settanta metri quadri, con le vetrine profilate in anticorodal dorato ed il pavimento di graniglia, nasceva in uno dei locali costruiti dalla famiglia Carissimo.
Don Mimmo aveva concesso in locazione a mio padre il tanto ambito locale ad angolo, grazie all’intercessione di nonno Pino, persona benvoluta e stimata in paese, che, a pochi passi da lì, gestiva una minuscola attività di vendita di abbigliamento intimo, quello di un tempo.
Papillon era un sogno coltivato fin da piccolo, quando papà veniva letteralmente caricato, tra le pile delle maglie di lana, nel retro di un furgone, guidato dai fratelli più grandi, in direzione “mercati”.
Quanti aneddoti ho ascoltato, negli anni, sulla “Calabria”.
Racconti dettagliati di quei viaggi tra vecchi tratturi a strapiombo sulle montagne. Giorni interi di spostamenti impervi, per raggiungere piccoli borghi incastonati tra le rocce, abitati da gente umile, ma dal grande cuore, pronta ad aprire le porte di casa, per un pasto caldo, anche in pieno inverno.
In quegli anni d’infanzia, misurata in chilometri e tempo trascorso lontano da casa, papà ha costruito le fondamenta della sua vita e del suo lavoro, imparando il senso profondo della fatica autentica.
Quando Papillon é diventato realtà, papà era un ragazzetto tutto capelli, baffi e pantaloni a zampa, con una sorprendente capacità di creare moda, a modo suo, in ogni vetrina e in ogni centimetro del suo negozio.
Sempre alla ricerca di nuovi prodotti, con uno straordinario intuito nell’anticipare le tendenze e quell’attitudine unica ad accogliere ogni singola cliente col suo sorriso d’ordinanza ed una battuta sempre pronta.
Ha spaccato l’Italia mille volte, “per andare a caricare”, nei magazzini e nelle aziende che man mano nascevano.
Perché il negozio -mi ha sempre detto- “è come un’arma: non puoi sparare, se non hai le munizioni giuste”.
Ai miei occhi, ha sempre fatto centro.
Non ha mai studiato ma è un insegnante senza eguali.
Di arti marziali per i suoi (ex) allievi.
Di vita e di lavoro per me, che da lui continuo ad imparare, ogni singolo giorno.
Papillon è stato stravolto e reinventato non so quante volte, con uno spirito di abnegazione che non ha mai smesso di sorprendermi e con una incredibile capacità di restare fedele alla sua anima, alla sua vocazione, al suo motore.
-Se, con uno spillo, provassi a pungere le pareti di questo negozio, vedresti il mio, anzi il nostro sangue, scorrere-: ho sentito pronunciare spesso, queste parole, da mio padre, che quel locale l’ha, poi, acquistato.
I miei genitori hanno speso un’intera vita tra quelle mura.
La nostra famiglia è nata lì.
Ed è lì che vive.
Io so che ogni persona che entra nel nel nostro negozio, oggi, percepisce tutta la passione che lo anima, dal 1971.
Ne sono certa.