ChiengoraTex

ChiengoraTex Capi d'abbigliamento e non solo in lana di cane ottenuto dalla naturale muta del sottopelo Perchè buttarla?

Come spesso accade, un idea nasce quasi per caso, ma poi la scintilla si trasforma in un'intuizione e, attraverso lo studio, in un prodotto reale. Così è stato per il mio Chiengora, nato alla fine degli anni '90, prima dall'osservazione dei miei Mastini del Tibet e poi da una ispirazione che ha riguardato la raccolta del loro sottopelo di muta, soffice e caldo tanto da farmi balenare l'idea d

i un loro possibile utilizzo. Quella fibra lanosa, presente in molti cani da montagna e che nel Tibetan Mastiff è particolarmente ricca e soffice, non poteva essere un rifiuto. Del resto era evidente, alla vista e al tatto, che non si poteva parlare di scarto, ma di una fibra dalle caratteristiche superiori che consente ai cani la sopravvivenza in condizioni estremamente ostili. Caratteristiche confermate, dopo quella prima illuminazione, sia dallo studio storico che da quello tecnico. Così è cominciata l'avventura del mio Chiengora, scoprendo che quella fibra aveva anche un nome tecnico, combinazione di due parole chien=cane e gora=angora, proprio ad indicare il pregio di una fibra animale da cui si possono ricavare filati di altissima qualità e dalle caratteristiche uniche, e per di più, senza alcuna invasività nei confronti del cane, che quel pelo lo perde naturalmente, tanto che nei paesi d'origine delle razze il sottopelo lanoso viene raccolto dai cespugli contro cui i cani si strofinano per liberarsi, nel tempo di muta, del loro sotto mantello protettivo. Lo Chiengora quindi ha origini antichissime, presente come fibra tessile in molte parti del mondo, altro non è che un secondo mantello, nascosto, prezioso, nel periodo più freddo funge da termoregolatore e che nel periodo primaverile estivo si stacca spontaneamente dalla pelle così da poterlo raccogliere, con un pettine, per garantirsi attraverso la realizzazione di abbigliamento in Chiengora, lo stesso livello di protezione che possiedono le nobili razze canine che da millenni prosperano ad altitudini elevatissime con temperature proibitive per l'uomo. Del resto dagli albori della presenza dell'uomo, questo ha sentito la necessità di coprirsi, l’uomo infatti è un animale n**o e come tale è particolarmente vulnerabile. Non ha una pelliccia più o meno folta e colorata, non possiede piume o squame. Dato che la pelle che lo ricopre è molto sensibile, non oppone resistenza ad abrasioni, punture, colpi e scottature, non offre neppure un buon isolamento termico, cosa particolarmente importante per un essere che ha come condizione fondamentale di vita il mantenimento di una precisa temperatura interna. Ed allora l’uomo e la donna hanno imparato a proteggersi con un’altra ‘pelle’, la cui efficacia è commisurata alle diverse forme di aggressione presenti nell’ambiente, alle risorse disponibili, allo sviluppo tecnologico raggiunto. Uno sviluppo che si è sempre di più affinato attraverso l'osservazione degli animali e del loro vello e poi successivamente attraverso l'utilizzo, prima grossolano con la concia delle pelli, ma poi sempre più raffinato con lo sviluppo della filatura e la creazione di tessuti. Nelle ere più remote, fra l'altro, l'utilizzo delle fibre animali trovava spesso uno spirito esoterico, la protezione andava al di là di quella relativa agli elementi, lo spirito dell'animale si credeva ne contaminasse in positivo l'utilizzatore. Oggetti anche rituali, realizzati con lo Chiengora sono stati infatti trovati in reperti di molte civiltà e non solo nell'area tibetana, nella tradizione preistorica scandinava, nei manufatti tessili degli indiani del nord America, la tribù Salish allevava una razza di cane, oggi estinta, proprio allo scopo. Fino ai giorni nostri dove viene ancora utilizzata in Tibet assieme alla lana di yak. In occidente invece molti capi che indossiamo non sono più di origine naturale, tanto che la ricerca tessile, dopo un periodo d'entusiasmo “chimico”, ha virato decisamente per un ritorno al “naturale”. E questa è la seconda motivazione dell'idea, non solo il recupero di una materia prima che sennò sarebbe destinata alle discariche, ma lo Chiengora come fibra, pura, o in mescola con altre fibre naturali, come cachemire o seta, che aggiunge un valore a quelle altrettanto e più conosciute fibre tessili nobili naturali. Piace inoltre pensare che l'utilizzo di questa fibra trasmetta anche oggi, in chi ci crede, una forte positività. I prodotti finiti, declinati in forme semplici, ma anche complesse e arricchite da colori, hanno caratteristiche tecniche superiori , donano ai capi maggiore resistenza all'usura e attraverso la loro idrorepellenza e traspirabilità, rendono i tessuti con lo Chiengora adatti all'abbigliamento sportivo laddove servono capacità di protezione da umido e freddo unite alla leggerezze del tessuto. Lo Chiengora da me utilizzato proviene da mastini del Tibet allevati in famiglia, con il massimo rispetto per l'animale che non è sfruttato, ma “dona” il suo sottopelo lanoso solo quando non lo deve più utilizzare per proteggersi. E' quindi un prodotto unico, confortevole, leggero e va****so, altamente isolante, anallergico perchè non contiene lanolina, affascinante nelle sue tonalità naturali, lo è altrettanto declinato nel colore, reso con pigmenti vegetali e procedimenti naturali. Ovviamente si tratta di una produzione quasi completamente artigianale che unità alla originalità e alla circolarità completa della produzione, può essere considerata una nuova frontiera del tessile di qualità. Maglie, stole, sciarpe, tessuti, caldi e confortevoli per il periodo invernale, ma anche più leggeri in misto seta adatti al periodo primaverile estivo sono, insieme ai bijoux, i prodotti da me realizzati, con il solo limite della fantasia, un sogno che diventa realtà giorno dopo giorno.

Patchwork
21/03/2026

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Baktus Chiengora e paillettes
04/01/2026

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Ci vediamo come ogni anno a San Pietro al Natisone il 6 e il 7 dicembre, con nuove creazioni in Chiengora
30/11/2025

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30/11/2025

Come ogni anno ci vediamo il 6 e il 7 dicembre 2025 al mercatino di Natale di San Pietro al Natisone. Qui nel post alcune nuove creazioni in Chiengora.

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  da   1910
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    di San Pietro al Natisone 🎅
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Foto tratte dal libro: Antique   Album  , Friend and Helper di Renata Černochová e Jan Černoch
01/12/2023

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Vi aspettiamo al mercatino di San Pietro al Natisone!😘
24/11/2023

Vi aspettiamo al mercatino di San Pietro al Natisone!😘

Vi aspettiamo al mercatino di San Pietro al Natisone!😊
24/11/2023

Vi aspettiamo al mercatino di San Pietro al Natisone!😊

Indirizzo

Via Tombis 200
Lauzacco
33050

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