17/08/2026
La maggior parte delle trasformazioni di Simon Cracker avviene in Romagna. A Milano spettano le rifiniture e gli aggiustamenti veloci prima degli show. Milano è il palcoscenico dove la collezione prende vita, ma a Cesena c’è il vero backstage. Simon Cracker è un brand di upcycling nato nel 2010, quando ancora di upcycling si parlava molto poco. Oggi vogliamo raccontarvi la parte meno patinata di questo lavoro: il processo, che non è né industriale né costruito per essere perfetto. Ci sono i garage che, negli anni, sono diventati magazzini. Ed è proprio qui che si trova uno dei punti di forza del brand: la possibilità di raccogliere e conservare materiali e capi nel tempo, per poter sviluppare le collezioni esattamente come vogliamo. Avere armadi pieni di completi sartoriali ci permette di dare continuità a un modello. Lo stesso vale per camicie, pantaloni e accessori. I materiali vengono raccolti continuamente. Quelli che fanno parte dei codici del brand devono essere riassortiti costantemente: bottoni, cravatte e dettagli che magari non servono per la collezione successiva, ma che sappiamo potranno essere utilizzati tra qualche anno. È un lavoro molto più lungo e complesso di quanto si possa immaginare. Lavorare con l’upcycling e riuscire a garantire una disponibilità di pezzi anche oltre quelli presentati in sfilata richiede tempo. Servono anni per raccogliere abbastanza capi di una determinata tipologia e poterli poi manipolare, sperimentare e trasformare. Si procede per tentativi, sperimentazioni e prototipi. E, una volta trovata la nostra “ricetta”, possiamo replicare il processo anche quando arriva una richiesta. Non lavoriamo con cartamodelli tradizionali, ma con ricette costruite nel tempo. Quello che vedete in passerella nasce anche da tutto questo: da un archivio vivo, da materiali raccolti negli anni e da un lavoro quotidiano che, molto spesso, rimane lontano dai riflettori. Il vero backstage di Simon Cracker è qui.