14/04/2026
Ci sono storie che fanno male, ma che non possiamo ignorare.
Un uomo ha perso la vita per aver fatto una cosa semplice: chiedere rispetto.Rispetto per un luogo pubblico, rispetto per le regole, rispetto per tutti noi.
È stato circondato, colpito, ucciso.E tutto questo sotto gli occhi di suo figlio.
La domanda che mi brucia dentro è: dove nasce una violenza così?Perché certi ragazzi crescono pensando che distruggere, aggredire, umiliare sia normale?
La risposta, per quanto scomoda, parte da casa.Essere genitori non significa solo mettere al mondo dei figli, ma educarli, insegnare il limite, il rispetto, la responsabilità.Quando questo manca, il prezzo lo paga tutta la società.
Ma non basta puntare il dito solo lì.Serve anche uno Stato presente, capace di prevenire, di intervenire, di non lasciare soli i cittadini onesti.Perché non è accettabile morire per aver chiesto civiltà.
Non possiamo girarci dall’altra parte.Non possiamo accettare che tutto questo diventi “normale”.
Il rispetto non è un’opzione.La responsabilità non è delegabile.E il silenzio, oggi, è complicità.