15/12/2025
Mi chiamo Silvia, ho 32 anni.
Invio il curriculum a un famoso negozio di giocattoli.
Così, per tentare.
Non sapevo cercassero.
Ma cercavano.
Mi chiamano:
— «Si presenti venerdì alle 10:30. Chieda di Massimo.»
Arrivo puntuale. Trucco, CV, speranza.
Massimo è un uomo che sembra odiare i giocattoli, i giovani e probabilmente anche se stesso.
Mi accompagna in uno sgabuzzino in fondo al negozio.
Luce al neon sfarfallante, una panca da sagra e un tavolo traballante.
Sembra più un interrogatorio che un colloquio.
Si siede.
Non mi guarda mai. Parla al mio curriculum, tipo seduta spiritica:
— «Cerchiamo addetto vendite. Full time. 40 ore. 800 euro.»
Silenzio.
Io penso sia uno scherzo.
Lui no.
— «Dopo tre mesi, se va bene, si rinnova. Altri tre mesi. Stesso contratto, stessa cifra.»
Sorrido. Il classico sorriso da “sto rivalutando il contrabbando”.
Poi cala l’asso.
— «E se va ancora bene, apprendistato. 36 mesi. Part time. 24 ore.»
Lo guardo.
Non dice niente. Fa una pausa teatrale, poi conclude:
— «Non è una punizione. È per capire se il lavoro le piace.»
Io, con tutta la calma di chi è un passo dal perdere la pazienza:
— «Guardi… 40 ore per 800 euro al mese, mi sa che lo capisco subito se mi piace.»
— «E comunque il tirocinio lo facevo quando ascoltavo i Tokio Hotel.»
Mi alzo, saluto, esco.
Niente pacchi regalo.
Ma almeno, la dignità è ancora mia.
—
📌 Morale della favola:
Non è che “i giovani non vogliono lavorare”.
È che certi datori di lavoro… non vogliono pagare.