15/05/2026
Argentino? Maradona! A Napoli più che un luogo comune è una scienza esatta, una chiave che apre tutte le porte.
Ebbene sì, mi chiamo Federico Poleri, vengo da Buenos Aires e faccio parte dell'office team di Revolutionary Eyewear.
Sono arrivato a Napoli nel 2004 a 19 anni.
In realtà è stato un ritorno. Mio nonno materno emigrò in Argentina dal quartiere napoletano di Bagnoli, dove sono nati e cresciuti Michele e altri della nostra banda.
Quando si dice il destino.
I Poleri hanno invece un'origine incerta. Forse vengono dalla città istriana di Pola.
La storia della mia famiglia fotografa il mosaico che compone l'Argentina, dove la maggioranza della popolazione è di origine italiana e il rapporto con l'Italia una special relationship.
O una relación especial, se preferite.
Ma quando mio padre ci disse di fare i bagagli, perché voleva aprire un'attività in Italia, non ne fui felice.
Ero legato alla mia città, agli amici, ai progetti che immaginavo dopo la fine delle superiori.
Poi, però, ho iniziato a vedere in quel cambiamento una possibilità.
L’impatto con Napoli è stato alti e bassi, ma mi sono sentito subito accolto. E poi avevo Maradona, il mio asso nella manica.
Ho iniziato Sociologia, poi ho cambiato percorso e mi sono laureato in Scienze statistiche alla Federico II.
È stato un cammino tortuoso, ma io sono uno di quelli che quando non si sente soddisfatto alza le vele e naviga.
Dopo la laurea ho lavorato in un’azienda farmaceutica e poi in una casa discografica, computer e numeri, dati, analisi dei flussi.
Infine, sono arrivato qui nel settore dell’occhialeria di design.
Seguo clienti, fornitori, processi, prodotto. È un lavoro che mi gratifica.
Da ragazzo amavo la musica e lo sport. Ho studiato chitarra classica, ho giocato a rugby al San Isidro Club e anche a hockey su prato.
Passioni, pezzi importanti della mia vita, come la sociologia e la politica, ma non ho mai pensato di farne un mestiere.
La matematica mi ha regalato le certezze dei numeri primi.
E forse il mio percorso è stato proprio questo: accettare i cambiamenti, attraversarli, e ogni volta provare a trasformarli in una nuova possibilità.