15/02/2026
Ero lì.
Seduta sulla mia panchina al sole, con l’aria di chi sta lavorando ma anche un po’ meditando sulla vita… e fumando una sigaretta come se fossi in uno spot pubblicitario anni ’80.
Il negozio ovviamente aperto.
Io vigile. Attenta. Professionale.
A un certo punto vedo una signora che entra.
Scatto in piedi come se avessero suonato l’allarme generale.
Butto la sigaretta con la grazia di una spia sotto copertura e corro verso l’ingresso.
Lei nel frattempo entra… e richiude pure la porta.
Entro.
Sorrido.
“Buongiorno!”
Silenzio.
Nessuna risposta.
Nemmeno uno sguardo.
Penso: Ok, sarà straniera.
Attivo immediatamente la modalità “Receptionist Internazionale”.
“Hello! Can I help you?”
Niente.
Lei continua a guardare in giro come se io fossi un complemento d’arredo.
Passo al francese, con quella pronuncia che definirei “Parigi vista da Genova”:
“Bonjour, madame…”
Zero.
A questo punto inizio a sentire una leggera irritazione salire tipo temperatura estiva.
Riprovo in italiano, scandendo bene:
“Signora, sono a disposizione.”
Niente.
Io dentro:
Ma questa mi ignora volontariamente? Ma mi vede? Sono trasparente?
Comincio quasi a offendermi.
Sto per pensare che ho davanti la cliente più scortese del 2026…
Finalmente lei si gira.
Mi guarda.
E con un gesto dolcissimo mi fa capire che è sordomuta.
Silenzio.
Ma questa volta il silenzio è il mio.
Io, che nel giro di trenta secondi mi ero trasformata in ambasciatrice ONU, poliglotta mondiale, quasi pronta a ti**re fuori lo spagnolo…
…rimango lì.
Con la faccia di chi ha appena capito di aver litigato da sola in quattro lingue
Morale della storia:
Prima di pensare che qualcuno ti ignori… assicurati almeno che possa sentirti.
E niente.
Oggi ho imparato il linguaggio universale dell’imbarazzo. 😅