17/07/2024
LA VIA DEL PELLEGRINO, I PALADINI E IL CICLO CAROLINGIO IN SICILIA
- La diffusione del Ciclo Carolingio in Sicilia e i toponimi carolingi in Sicilia -
Quando abbiamo scritto che con i Normanni si diffusero in Sicilia il Ciclo Bretone e il Ciclo Carolingio – rispettivamente l’epica medievale di Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda e quella di Carlo Magno con i suoi Paladini – l’abbiamo fatto con l’autorevolezza di Antonino De Stefano e di Giuseppe Pitrè, il grande Pitrè.
Beh, non abbiamo ancora finito...
Perché la Sicilia è la terra delle Crociate, la stessa Contea di Sicilia destinata a diventare un Regno è nata da una Crociata come ci insegna un grandissimo maestro della Storiografia Siciliana, Francesco Renda; Messina, dove la Crociata di Sicilia è iniziata (1060) è destinata a diventare uno dei porti più importanti per tutti i pellegrini e i crociati diretti in Terra Santa; e tra qualche secolo (1530) persino uno degli Ordini Crociati più antichi e prestigiosi della Cristianità, l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, s’insedierà nel Regno di Sicilia in qualità di vassallo e suddito siciliano.
E per la nostra rubrica “Non solo Normanni” vediamo come la diffusione del Ciclo Carolingio in Sicilia non sia attribuibile solo ai Normanni ma anche al movimento Crociato e a tutti quei pellegrini che venivano in Sicilia per affrontare un lungo viaggio irto di pericoli e incognite.
E saranno proprio i toponimi, i nomi di certe località siciliane, a raccontarci una grande storia dove le Crociate e l’Epica medievale duettano insieme tra realtà e leggenda.
Presto, montate a cavallo, torniamo a Messina!
Ancora Arlotta:
“Quando non era costretto ad utilizzare le vie del mare, il pellegrino sceglieva di viaggiare a piedi, nonostante dovesse affrontare continui pericoli ed enormi fatiche.
Ma in questo modo egli, sottoponendosi ad una penitenza più dura, otteneva un merito maggiore per il raggiungimento della salvezza dell’anima.
Per superare i disagi e le paure che insorgevano durante il viaggio, il pellegrino, oltre che raccomandarsi a Dio, richiamava alla mente le gesta di Carlomagno, di Orlando, di Oliveri e di tanti altri eroi che avevano sacrificato la loro vita per difendere la fede cristiana, tanto da essere considerati santi.
Come conseguenza di ciò, la letteratura epica si diffuse lungo gli itinerari di pellegrinaggio e, addirittura, la toponomastica fu influenzata dagli eroi della Chanson de geste.
In Sicilia rileviamo alcuni toponimi carolingi nel tratto della costa settentrionale compreso tra il Capo d’Orlando e il Capo Oliveri, oggi Capo Tindari.
Goffredo di Viterbo, nel suo Pantheon ultimato nel 1186, narra che questi due promontori portano i nomi dei paladini Orlando e Oliveri, da quando Carlomagno, al ritorno dal suo pellegrinaggio a Gerusalemme, fece tappa a Palermo.
Il tratto stradale compreso tra i due promontori è il più difficoltoso di tutta la Palermo-Messina e, probabilmente per questo motivo, nel Medioevo era stato messo sotto la tutela dei due paladini che erano riconosciuti dai pellegrini come loro protettori.” (Arlotta)
Roba da Indiana Jones alla ricerca del Santo Graal.
Restate in zona ragazzi, ne abbiamo ancora da raccontarvi...
(continua)
RIFERIMENTI:
- G. Arlotta, Vie Francigene, Hospitalia e toponimi carolingi nella Sicilia medievale in Tra Roma e Gerusalemme nel Medioevo, a cura di Massimo Oldoni, Laveglia Editore