Femca Cisl Pescara

Femca Cisl Pescara Categoria della Cisl che tutela i lavoratori della provincia di Pescara dei settori dell'Energia, Moda, Chimica e affini

09/09/2016

Comunicato Stampa Femca CISL - CISL AbruzzoMolise -Uiltec UIL - UIL Abruzzo

L’Aca una società pubblica in attivo

In questi ultimi giorni torna alla ribalta la società Aca di Pescara, perché venerdì prossimo i 64 sindaci dei Comuni soci sono chiamati a nominare l'amministratore unico dell'azienda.

“I 21 candidati alla poltrona, ricoperta attualmente dall'avvocato Vincenzo Di Baldassarre, devono conoscere la storia amministrativa dell’azienda che gestisce il Servizio Idrico Integrato della Provincia di Pescara, - cosi Di Crescenzo, Spina, Cordesco e Campo commentano la vicenda che durante le vacanze estive ha calcato le testate giornalistiche locali.”

Nel 2013 l’ Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca), a causa delle gestioni precedenti, ha rischiato di arrivare al dissesto finanziario e, per tentare il risanamento avvenuto nell’ultimo triennio, è stata aperta e ottenuta la procedura concorsuale del concordato preventivo.

“Una crisi superata grazie ad una politica di riduzione dei costi e ad una riorganizzazione interna concertata con i sindacati, che hanno consentito un percorso di risanamento dei conti. Oggi possiamo affermare che l’Azienda ACA è virtuosa: non si trova più in una situazione di insolvenza e la sua gestione amministrativa non è più fallimentare. Questa nuova politica industriale ha consentito di avere, anche grazie ai sacrifici dei lavoratori, un bilancio che è tornato in utile.”

“Vogliamo ricordare, inoltre, che i soci dell’azienda sono i Comuni; ma anche i cittadini con un eventuale aumento delle tariffe da scongiurare, quindi è un interesse comune che venga evitata qualunque crisi, perché sarebbe solo la comunità a pagare i debiti di un eventuale dissesto causato da una politica industriale sbagliata e non lungimirante, - denunciano la Femca e la UILTEC- .”

“La Politica, in questo frangente, deve avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità nella scelta di una persona che dia continuità alle politiche aziendali e alle relazioni industriali di questi ultimi anni. L’ACA deve essere radicata nel territorio, amministrata da un Manager competente e capace di valorizzare il lavoro fino ad oggi svolto. La gestione del servizio deve essere legata ai risultati, al fine di dimostrare che il pubblico può essere un'opportunità per la collettività. I cittadini hanno diritto ad un servizio efficiente, a costi contenuti ed in grado di tutelare le fasce deboli della società delle province pescaresi, - hanno concluso i Segretari della FEMCA CISL, della CISL, della UILTEC-UIL e della UIL-”.

FEMCA AbruzzoMolise: Stefano Di Crescenzo
CISL AbruzzoMolise: Maurizio Spina

UILTEC Pescara: Giovanni Cordesco
UIL Abruzzo: Roberto Campo

30/08/2016

98 lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro

L’Azienda Baker Hughes ha annunciato, in Abruzzo, il licenziamento di 98 lavoratori.

“La multinazionale, - denunciano i Sindacati -, non ha intenzione di andare avanti con gli ammortizzatori sociali concessi in caso di riorganizzazione perché non riuscirebbe a garantire un piano d’investimento e i livelli occupazionali. Che il settore petrolifero stia attraversando una crisi profonda è evidente: ma siamo sicuri che la Baker Hughes voglia rimanere nel territorio abruzzese?”

I lavoratori e i rappresentanti della Filctem Cgil, della Femca Cisl e della Uiltec Uil, in questi giorni hanno scioperato contro il piano di licenziamento presentato il 17 agosto a Roma davanti ai rappresentanti del Ministero.

La Società multinazionale, che nella sede Villanova di Cepagatti (Pescara) impiega 178 addetti, ha anche rifiutato una proposta delle Organizzazioni sindacali presentata alla fine del mese di agosto ad un incontro tra Regione, Sindacati e i vertici dell’azienda. La Baker Hughes che ha già usufruito della Cassa integrazione straordinaria per crisi ed in deroga fino al mese di agosto 2016, per richiederla deve attendere altri 5 mesi. La Regione ha avanzato la possibilità di usufruire per quei mesi di fondi e con l’eventualità per i lavoratori di utilizzare l’aspettativa non retribuita: una soluzione a zero costi per l’azienda che è stata rifiuta.

La Baker Hughes, che presta servizi per le grandi aziende petrolifere nelle attività estrattive, sta procedendo verso i licenziamenti collettivi e non vuole considerare soluzioni alternative che abbiano un minore impatto sul territorio regionale in termini occupazionali ed economici andando anche contro un percorso delineato con la precedente dirigenza internazionale. Infatti la Baker Hughes Italia da qualche mese ha un management russo che ha deciso di licenziare senza percorre strade alternative.

"È inaccettabile che l’azienda rifiuti la nostra proposta e quella della Regione: una soluzione senza costi con la possibilità di usufruire di altri 16 mesi di cassa integrazione straordinaria e avrebbe consentito, inoltre di non perdere le alte professionalità in attesa di una ripresa del mercato petrolifero, in cui già si intravedono dei segnali di ripresa, - hanno concluso i Segretari Regionali della Filctem CGIL, della Femca CISL, della Uiltec UIL”.

Filctem CGIL Femca CISL Uiltec UIL Carlo Petaccia Stefano Di Crescenzo Giovanni Cordesco

11/03/2016

Femca Cisl e Flaei dicono NO AL REFERENDUM SULLE TRIVELLE

Inutilità, inadeguatezza e pericolosità degli effetti di un referendum basato su una propaganda generica e sulla falsificazione della realtà. Occupazione, professionalità del settore e autonomia energetica del paese messe a rischio !

TESTO DEL DOCUMENTO

Il prossimo 17 aprile saremo chiamati ad esprimerci sul referendum abrogativo che mira ad annullare il rinnovo delle concessioni per la coltivazione e la estrazione dei giacimenti di idrocarburi (petrolio e gas naturale), realizzati all’interno delle 12 miglia di distanza dalle coste e dal perimetro di aree marine protette.

E’ nostra convinzione che sull’argomento in questi anni si sia sviluppato un dibattito strumentale, privo di contenuti e fuorviante rispetto alle necessità del Paese in materia energetica ed infrastrutture collegate a questo settore industriale e merceologico. Gran parte degli esponenti politici, anche quelli che in cuor loro non sono contrari all’uso dei giacimenti nazionali, stanno strumentalmente utilizzando l’argomento e senza nessuna responsabilità puntano al consenso cavalcando posizioni conservatrici.

Il referendum non deciderà se realizzare o meno nuove infrastrutture di estrazione (trivelle si o trivelle no); infatti nei recenti provvedimenti del Governo sulla materia viene confermato il divieto a nuovi impianti dentro le 12 miglia, si tratta invece di decidere se far continuare le produzioni negli impianti autorizzati e già realizzati e operativi dentro il perimetro sopraindicato.

In caso di affermazione dei sì al quesito referendario, si genererebbe un danno pesantissimo alla nostra economia nazionale e al sistema ambientale con effetti anche sul piano locale: si ridurrebbero drasticamente le royalties a favore delle Regioni e degli Enti Locali interessati (ritorni economici per le Pubbliche Amministrazioni), aumenterebbero le importazioni di petrolio e gas e i costi generali, sarebbe incrementato il traffico delle petroliere nei nostri mari provenienti da Paesi lontani e di conseguenza non diminuirebbero le emissioni.

Il nostro è un Paese fortemente a rischio sul piano energetico, con una dipendenza dall’estero (soprattutto da Paesi instabili dal punto di vista geopolitico), che supera l’80% e nel caso specifico degli idrocarburi fossili, che ancora rappresenteranno una fonte primaria almeno per i prossimi 70 anni, supera il 90 %.
Come Paese industrializzato, caratterizzato particolarmente dall’attività manifatturiera (seconda in Europa nelle produzioni dopo la Germania), l’Italia consuma importanti quantità di energia.

Sarà pertanto fondamentale diminuire il livello di condizionamento dalle importazioni estere e favorire le produzioni nazionali affinchè venga abbattuta una dipendenza che condiziona fortemente i costi delle imprese, del sistema economico tutto e impedisce un rilancio strutturale della crescita e della realizzazione di investimenti.

Il settore dell’estrazione degli idrocarburi è regolato da severe e rigorose normative nazionali e regionali in materia di sicurezza, salute e ambiente, che tutelano il territorio circostante da possibili effetti negativi, rendendo compatibili e sostenibili le operazioni di coltivazione ed estrazione, con un sistema di monitoraggio e controllo che garantisce qualità e costante applicazione delle norme. Si estrae petrolio e gas naturale anche in Paesi del Nord Europa come la Norvegia e la Gran Bretagna estremamente attenti alle compatibilità e sostenibilità ambientali degli impianti di perforazione.

Sono invece vietate dalle nostre leggi, concessioni per estrazione di shale gas o shale oil, attive negli Stati Uniti, o le tecniche di iniezione in pressione nel sottosuolo di fluidi liquidi o gassosi.
In Italia non sono da attribuire all’industria di estrazione di gas naturale e petrolio responsabilità di calamità o danni ambientali.
Va pertanto realizzato un sistema di approvvigionamento energetico che garantisca continuità alle attività produttive, ai consumi domestici e commerciali e all’intero apparato infrastrutturale del Paese.

Le tradizionali fonti alternative (geotermica, idroelettrica) non permettono una programmazione certa nei prossimi anni per la saturazione delle proprie potenzialità; il comparto delle rinnovabili, cresciuto fortemente negli ultimi anni, non garantisce l’autonomia energetica al sistema economico e sociale e l’attuale rete elettrica di distribuzione nazionale non è in grado di sostenerne adeguatamente la generazione distribuita.

Per queste motivazioni l’Italia, come altri Paesi economicamente forti, ha deciso da anni di affidare al gas naturale (metano) la transizione per il superamento di combustibili ecologicamente meno sostenibili e nel nostro caso anche degli impianti di energia nucleare ritenuti rischiosi. Sospendere o diminuire le produzioni nazionali di metano (gli impianti autorizzati sono prevalentemente destinati all’estrazione del gas) sarebbe un danno significativo all’economia nazionale e all’ambiente, proprio perché questo idrocarburo garantisce una forte riduzione delle emissioni di CO2.
La Femca-Cisl e Flaei-Cisl condividono l’utilizzo di questo modello di approvvigionamento energetico nazionale, sostenibile e in grado di rafforzare il nostro sistema produttivo, commerciale e le attività sociali e di assistenza pubblica (ospedali, trasporti, etc..).

Un esito favorevole del referendum comporterebbe il superamento di un altro pezzo dell’industria italiana, (attività mineraria ed energetica e beni e servizi ad essa connessi), con la cancellazione di decine di migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti (questi ultimi soprattutto nel comparto metalmeccanico e edile), già fortemente condizionati dalla instabilità dei prezzi del barile di petrolio. Le professionalità espresse da lavoratori e imprese ad alto contenuto tecnologico sarebbero costrette ad operare all’estero, trasferendo così conoscenze e professionalità fuori dal nostro Paese. Alcune aree territoriali (Sicilia, Costa Adriatica, Ionio, Basilicata) verrebbero messe in grande difficoltà economica e conseguentemente sociale.

Per questo ribadiamo l’inutilità, l’inadeguatezza e la pericolosità degli effetti di un referendum basato su una propaganda generica e sulla falsificazione della realtà.

Da anni siamo impegnati a realizzare un’industria sostenibile e di alti contenuti tecnologici, accompagnati da professionalità di alto profilo. Tuteliamo il lavoro e i lavoratori impegnati in questi siti produttivi, nelle imprese del settore energetico e minerario e dell’indotto che viene generato da queste attività. Abbiamo lavorato per valorizzare modalità di produzione compatibili con l’ambiente, sicure per chi ci lavora e per i territori circostanti e l’esperienza maturata negli anni lo dimostra.
Non siamo però disponibili ad accettare la distruzione di decine di migliaia di posti di lavoro e la desertificazione produttiva di intere aree territoriali del nostro Paese.

Grazie a tutti gli amici della Brioni. Grazie a tutti i cittadini della zona vestina e di Pescara che hanno sostenuto l'...
11/03/2016

Grazie a tutti gli amici della Brioni. Grazie a tutti i cittadini della zona vestina e di Pescara che hanno sostenuto l'iniziativa. Grazie a tutte le Rsu delle aziende della provincia di Pescara che hanno partecipato al presidio. Ora pensiamo al secondo atto presso il ministero.

07/03/2016

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06/03/2016

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