12/09/2024
For Italian speaking friends:
Enqutatash o Addis Amet (nuovo anno), Meskerem 1 2017 (calendario etiope o Giuliano) – 11 Settembre 2024 (calendario Gregoriano, introdotto nel 1582 da Papa Gregorio XIII)
L’anno nuovo segna il passaggio dal “fardello” del mese delle grandi piogge, il kiremt, (l’inverno) al bel tempo (tsedey - primavera), simbolo della rinascita, della grazia e della luce.
In merito al nome Enqutatash, l’ipotesi più plausibile è che il significato derivi dal verbo amarico መንቆጥቆጥ Menqotqot, ovvero decorarsi/abbellirsi/addobbarsi in modo appariscente e sfarzoso, riferendosi alle montagne e praterie, tempestati della Bidens macroptera (Fiore del Meskel).
Secondo il libro di Nibure Id Ermias Kebede intitolato “Etiopia ed ed essere etiopi”, quando i Re magi portarono i doni a Gesù nella caverna si rivolsero anche a Maria dicendole “ecco una perla per il tuo dito anche per te! ”, Enqu le tatish (una perla per il tuo dito), questa tra le varie ipotesi sul termine.
In questo periodo i paesaggi inverditi dalle piogge rivedono il sole, la natura è lussureggiante. Stormi di bambine e bambini vestiti a festa irrorano il vicinato donando mazzi di fiori appena colti, disegni, spesso a tema religioso, ai propri familiari e al vicinato suonando tamburelli e cantando la canzone “Hai visto i fiori?/ Ti ho visto fiore” Abebayeshwoy/Abebayehosh.
Chi riceve i doni li accoglie dicendo “Beye ametu yamta-sh/h” (Che ti porti ogni anno) e dona a sua volta denaro, pane fatto in casa, dolciumi.
La canzone inizia con i bambini che annunciano il loro arrivo a casa dei vicini o nel salotto dai propri genitori, con “Ho bilen metan, ho bilen” (Siamo arrivati dicendo ho!) e chiamando Emamma e Ababa anche gli adulti al di fuori della famiglia.
La seconda strofa dice “Abebayehosh, lemlem” (Ti ho visto fiore/Hai visto i fiori, (il paesaggio) è lussureggiante!) E incita il gruppo a farsi avanti presso la casa “Balinjeroche gibu be tera” (compagni entrate a turno).
Segue appellandosi alla generosità degli accoglienti:
“Finché costruisco casa/ Spaccando la legna/ Figuriamoci una casa/ Non ho un recinto/ Dormo nel cortile/ Contando le stelle/ quando entro a casa mia/ Mi brontola la matrigna”.
La strofa successiva parla della fugacità della bellezza, della serenità che da quel momento, quindi a cogliere l’attimo, recita:
“Sorella fiore, mia sorella fiore/ Aye, sorella fiore/ Dopo un po’ che mi chiamava sorella fiore/ È poi sparita nel buio/ Aye, sorella fiore”
Il verso finale della strofa auspica che il cesto (muday) per raccogliere il denaro trabocchi “Adey ye birr muday kolel bey”
La penultima strofa recita “Il cortile di mamma sa di pollo, il cortile di papà sa di Tej”. Tradizionalmente, la mamma e le donne in generale cucinano (il pollo, ma non solo), essendo il pollo il piatto forte delle festività assieme a molti altri piatti, e il papà o l'uomo beve (la birra fatta in casa)!
Una volta ricevuti denaro, caramelle, pane, i bambini benedicono chi li ha accolti cantando l’ultima strofa:
“Che siate benestanti, benestanti/ Che la stalla sia piena di bestie/ Che il granaio sia pieno di grano/ Dal cortile possiate tagliare il miele/ Che troviate salute e felicità/ Che abbiate un figlio maschio tra un anno/ Che siate benestanti, benestanti!”
In attesa che la canzone sia rivisitata dalle nuove generazioni per tramandare il corrente stato di maggiore emancipazione femminile, un buon 2017 a tutti coloro che lo celebrano. 🌼
https://www.youtube.com/watch?v=vlHTNlCgD70