25/01/2020
Viva i tessuti alternativi. Viva le alternative. Viva l'innovazione, la ricerca e le idee. Ma la retorica dell'ecologia a tutti i costi, no. Non mi piace.
Siccome conosco bene, molto bene, il settore della pelle perché sono il sindaco di Santa Croce sull'Arno, punto di riferimento mondiale per l'industria conciaria, so che la sostenibilità di questo prodotto non solo è vera, reale, innegabile. Ma è anche stata studiata - ne parlavamo anche pochi giorni fa, presso il Polo Tecnologico Conciario insieme alle Università toscane che hanno condotto uno studio sull'industria 4.0 - perché purtroppo è stata, in passato e recentemente, bersaglio di critiche, accuse, polemiche che sento la necessità di smentire.
La pelle nasce da un processo di economia circolare. È lo scarto dell'animale che muore per essere mangiato, è qualcosa che nessuno vuole più, e che il conciatore recupera e fa diventare pregiato.
La pelle, oltre ad essere un prodotto bello da vedere e adatto all'industria della moda, dura nel tempo.
Chi parla di alternative "vegane" alla pelle sostiene una fantasia che può essere affascinante per qualche narrazione superficiale, ma non trova un fondamento nella realtà presente.
Sarebbe bello se tutti gli imprenditori coinvolti nel settore conciario e della pelletteria riuscissero a parlare di questi temi e a farsi sentire. Io faccio la mia parte. E dichiaro con sincerità che mi sembra ipocrita associare la pelle all'insostenibilità, quando siamo impegnati da anni nella depurazione, nel corretto smaltimento, nella ricerca, nell'innovazione, nella formazione, nel ricambio generazionale. Sarebbe bello se Istituzioni, imprese, lavoratori e lavoratrici, sindacati, si unissero per dire che la pelle ha una sostenibilità invidiabile e che forse ridurre il consumo di plastica è una priorità a livello mondiale.