Le petit atelier

Le petit atelier Creo mini collezioni di abiti d'alta moda sposa/sera, costumi storici e da spettacolo.

Incantevole Cina
17/06/2026

Incantevole Cina

Alla corte di Ludovico il Moro, 1490 ca.Nel 1490, alla corte di Ludovico il Moro a Milano, la moda femminile raggiunse v...
15/06/2026

Alla corte di Ludovico il Moro, 1490 ca.

Nel 1490, alla corte di Ludovico il Moro a Milano, la moda femminile raggiunse vette di sfarzo e innovazione, imponendosi come modello in tutta Europa. Ispirati dal genio creativo di artisti come Leonardo da Vinci, gli abiti dell’epoca combinavano un lusso estremo a una meticolosa ricerca sartoriale. Tra gli elementi distintivi di questo stile troviamo la gamurra, una veste realizzata con tessuti pregiati come velluti, broccati e damaschi, che dimostravano il grande gusto e l’abilità sartoriale dell’epoca. Le maniche intercambiabili rappresentavano il dettaglio più lussuoso e costoso: spesso staccabili, sagomate e decorate con aperture che lasciavano intravedere la camicia sottostante, ornate da nastri e pietre preziose, evidenziando un’attenzione ai dettagli e un senso di opulenza senza pari. Le acconciature elaborate, erano tra gli elementi più distintivi dell’abbigliamento femminile: i capelli venivano raccolti in strutture complesse, arricchite da perle, nastri e reticelle di seta. Il “coazzone”, era una pettinatura tipica del periodo rinascimentale, particolarmente diffusa tra le donne dell'alta società. Questa acconciatura prevedeva i capelli raccolti e ordinati, spesso decorati con nastri, fiori o gioielli In dettaglio, il coazzone consisteva nel raccogliere i capelli in modo compatto sulla nuca, formando una sorta di treccia avvolta con veli sottili o fasce preziose. A completare il look, il celebre ferronière, un sottile filo o nastro prezioso che cingeva la fronte, spesso decorato con un pendente al centro che aggiungeva un tocco di eleganza e raffinatezza. Infine, gli abiti erano impreziositi da fili d’oro e d’argento, perle e pietre preziose cucite sui corpetti, a testimonianza dello status sociale della casata e dell’attenzione ai dettagli che caratterizzava la moda di quella straordinaria epoca.

I colori dell'Africa ☀️
12/06/2026

I colori dell'Africa ☀️

Era il 1870...Nel 1870, in Italia, la moda attraversò una trasformazione epocale: la voluminosa crinolina fu sostituita ...
11/06/2026

Era il 1870...

Nel 1870, in Italia, la moda attraversò una trasformazione epocale: la voluminosa crinolina fu sostituita dalla tournure, anche conosciuta come cul de Paris. Le gonne si appiattirono sulla parte anteriore e concentrarono tutto il volume sul retro, spesso adornato da drappeggi elaborati e strascichi decorativi.

Aloha Hawaii🌺
05/06/2026

Aloha Hawaii🌺

Omaggio alla Marchesa Casati, opera d’arte vivente che ha segnato il lustro della Belle Époque italiana.A partire dall'i...
28/05/2026

Omaggio alla Marchesa Casati, opera d’arte vivente che ha segnato il lustro della Belle Époque italiana.

A partire dall'incontro con D'annunzio, la Marchesa mette in atto un cambiamento radicale, prende coscienza di sé, e decide di mostrare al mondo intero la sua personalità. Comincia a cambiare look, taglia i capelli e li tinge di un acceso rosso fuoco. Inizia a fare uso di cipria per rendere il suo incarnato ancora più chiaro e rende i suoi grandi occhi verdi, unica caratteristica considerata veramente bella per i canoni estetici dell'epoca, ancora più particolari attraverso un marcato trucco nero e l'uso di belladonna che le dilata le pupille. Ha una gran passione per la moda e la sua personalità forte ed eccentrica le permette di sfoggiare abiti sontuosi. Lo stile è eclettico e spazia tra pepli, copricapi, turbanti, piume e capi animalier. Non è un caso se i grandi stilisti dell'epoca hanno creato degli abiti studiati appositamente per lei. Tra questi menzioniamo Paul Poiret, Jean Patou, Léon Bakst, Mariano Fortuny.
Se gli imperi si distinguono per la magnificenza delle opere che lasciano ai posteri, quello della Marchesa Casati fu regno della luna, fra feste e balli, e passione sfrenata partecipa alla mondanità europea spostandosi di capitale in capitale con la leggiadria di chi non ama passare inosservata. Pavoni bianchi sono addestrati ad atteggiarsi a tende, appollaiati alle finestre con le lunghe code piumate; levrieri colorati di blu vengono sguinzagliati per uscite in gondola, tornando in posa come sculture di malachite agli ingressi delle infinite porte del palazzo; un boa le cinge il collo nei giorni freddi; merli albini volano per i saloni, le piume tinte giorno dopo giorno nei colori dell’iride a seconda del suo umore. La zoologia del suo giardino delle delizie è poi accentuata dalla presenza di una servitù nubiana, costretta a dipingere quotidianamente la propria pelle d’oro, che splende riflessa su pavimenti di alabastro, con il suono dello scintillio del metallo riprodotto da uccellini meccanici a molla posti in gabbie appese ai soffitti. Nella città, la sua presenza è infestante come quella di un’edera meravigliosa, vedendola passare di notte, con un ghepardo al guinzaglio, per le calle debolmente illuminate, indosso un mantello nero e sotto la pura nudità. Coltiva relazioni con personalità influenti della sua epoca e attira a sé artisti come Giovanni Boldini ed Erté, ai quali commissiona delle opere nelle quali, ovviamente, il soggetto è lei. Insomma, Luisa Casati Stampa, una figura esile, dal viso irregolare è riuscita ad affascinare il mondo intero dimostrando come la personalità possa annullare e, perché no, addirittura plasmare la concezione di ciò che viene considerato bello.

Omaggio a Jessica RabbitJessica Rabbit è un personaggio immaginario inventato da Gary Wolf e trasposto nel film d'animaz...
22/05/2026

Omaggio a Jessica Rabbit

Jessica Rabbit è un personaggio immaginario inventato da Gary Wolf e trasposto nel film d'animazione “Chi ha incastrato Roger Rabbit”.
Jessica è, sorprendentemente, la moglie dell'imbranatissimo coniglio Roger Rabbit. Si esibisce nel Club Inchiostro e Tempera, locale gestito da cartoni e con clientela umana dove, con i suoi spettacoli canori, manda in visibilio il pubblico maschile.
E’ una donna alta, formosa, appariscente e seducente: ha lunghi capelli di colore arancione rossastro, labbra carnose, ipnotici occhi verdi (di solito truccati con ombretto viola) e un corpo sinuoso, evidenziato da un seno prosperoso, un punto vita molto stretto e fianchi di larghezza media. Il suo abbigliamento è provocante: indossa un abito da sera rosso molto scollato e con uno spacco sul lato destro, scarpette rosse dai tacchi alti e lunghissimi guanti viola. Per il suo look è considerata lo stereotipo della femme fatale.

Nel mondo di Jane Austen, 1813/14La moda femminile del 1813, nel pieno della Reggenza inglese vissuta da Jane Austen, si...
17/05/2026

Nel mondo di Jane Austen, 1813/14

La moda femminile del 1813, nel pieno della Reggenza inglese vissuta da Jane Austen, si distingueva per il suo stile elegante e raffinato, noto come stile "Impero". Questo look si ispirava all'arte e all'antichità classica, riflettendo un senso di semplicità sofisticata e linee pulite. Gli abiti erano caratterizzati da una vita alta, appena sotto il busto, spesso enfatizzata da nastri o cinture sottili, che contribuivano a creare una silhouette snella e allungata. Le gonne erano morbide, fluenti e spesso decorate con plissettature o drappeggi, che accentuavano la leggerezza e il movimento dei tessuti. La scelta dei materiali preferiti includeva cotone, seta e muslin, tessuti leggeri e traspiranti ideali per la stagione calda e per mantenere un aspetto fresco e naturale. Le scollature erano ampie e spesso decorati con rouches o pizzi, mettendo in risalto il collo e le spalle, mentre le maniche corte a sbuffo erano un elemento distintivo, conferendo un tocco di grazia e leggerezza all’abito. Le maniche più corte e ampie consentivano di mostrare le braccia sottili e di creare un aspetto più informale e naturale rispetto alle mode più opulente del passato. Per completare l’abbigliamento, le donne indossavano spesso pelisse di pelliccia o scialli leggeri in tessuti pregiati, utili per coprirsi nelle ore più fresche o per aggiungere un tocco di eleganza al completo. I cappelli erano generalmente semplici, con decorazioni minimaliste come nastri o fiori, mentre le scarpe erano basse e pratiche, spesso in pelle o seta. Nel complesso, la moda del 1813 durante la Reggenza rifletteva un ideale di sobrietà, naturalezza e raffinatezza, proponendo un look fresco, leggero e ispirato alla classicità, che rispecchiava anche i cambiamenti sociali e culturali dell’epoca.

Omaggio alle sorelle Fontana – Abito da sposa indossato da Linda Christian, 1949Il 27 gennaio 1949 si celebrò quello che...
12/05/2026

Omaggio alle sorelle Fontana – Abito da sposa indossato da Linda Christian, 1949

Il 27 gennaio 1949 si celebrò quello che fu definito «il matrimonio del secolo»: quello tra l’attore Tyrone Power e Linda Christian. Le nozze furono un evento mediatico senza precedenti. La cerimonia si svolse nella Basilica di Santa Francesca Romana a Roma e venne trasmessa in diretta radiofonica in Italia, Francia, Svizzera e Stati Uniti. Le immagini della cerimonia conquistarono le prime pagine dei rotocalchi di tutto il mondo. Linda indossava un abito bianco, realizzato su misura dalle Sorelle Fontana. La semplicità dell’abito, impreziosita da un raffinato ricamo, catturò l’attenzione di tutti: il nome delle sorelle Fontana divenne sinonimo di eleganza, non c’era giovane sposa che non desiderasse per il proprio matrimonio un abito dell’Atelier Fontana.
La storia delle sorelle Fontana sembra una favola, e come ogni favola il loro cammino è stato segnato anche dal destino. Nei primi decenni del Novecento, Zoe, Micol e Giovanna lavoravano nella sartoria della loro famiglia, a Traversetolo, una piccola frazione di Parma. Pur essendo diverse tra loro, avevano in comune il desiderio di affermarsi, il bisogno di spaziare e il sogno di conquistare il proprio posto nel mondo. È Zoe, la più grande, a lasciare per prima il paese natale, affidandosi al caso: avrebbe preso il primo treno che transitava dalla stazione di Parma. Quel treno la portò a Roma, nel 1936, dove iniziò a lavorare per la sartoria Zecca. Non passò molto tempo prima che le sue sorelle si riunissero a lei. Micol fece un periodo di apprendistato alla sartoria Battilocchi, mentre Giovanna cuciva abiti in casa. Nel 1943, le tre sorelle decisero di mettersi in proprio e aprirono la loro prima sartoria in via Liguria. All’inizio non fu facile, ma presto la loro notorietà crebbe. Le creazioni, semplici ma innovative, conquistarono le donne dell’aristocrazia romana. E poi arrivò la svolta: Linda Christian bussò alla loro porta, desiderosa che le sorelle Fontana realizzassero l’abito per il suo matrimonio con Tyrone Power, leggenda di Hollywood. Da quel momento, il nome delle tre giovani sarte attraversò l’Atlantico, diventando sinonimo di moda italiana sofisticata, capace di competere con quella francese, già molto affermata. Le Fontana vestirono il jet-set internazionale. G.B. Giorgini le invitò a partecipare alla prima sfilata fiorentina, il 12 febbraio 1951, evento che segnò l’inizio dello stile italiano nella moda. «Sono convinta che il successo della moda italiana sia dovuto alla sua linearità e praticità», racconterà anni dopo Micol in un’intervista. «Il vestito è parte della vita». E di quello stile distintamente italiano, le sorelle Fontana furono tra le prime e più autorevoli rappresentanti. Tanto che, negli anni Cinquanta e Sessanta, il loro atelier, che si trovava ancora in via Liguria, divenne uno dei simboli della moda italiana, celebrato in tutto il mondo.
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, il loro atelier, inizialmente situato in via Liguria, si è trasferito in una sede più grande in via San Sebastianello 6. In quegli anni, il luogo era frequentato da grandi star come Mirna Loy, Barbara Stanwyck, Michelle Morgan, Audrey Hepburn e Liz Taylor. Fu l’epoca della Dolce Vita, di Cinecittà e della Hollywood sul Tevere. Tra le star di Hollywood che frequentavano regolarmente l’atelier, ce n’era una in particolare, con cui le sorelle instaurarono un rapporto di amicizia: Ava Gardner. Per l’attrice, le sorelle crearono abiti di scena per film come “La contessa scalza”, “Il sole sorge ancora” e “L’ultima spiaggia”, oltre a vestiti per il suo guardaroba personale. Uno degli abiti più celebri fu il pretino, un vestito-redingote dalla linea talare, in tessuto di lana nera con profili e bottoncini rossi, che colpì l’immaginario collettivo. Questo abito, molto suggestivo, attirò anche l’attenzione di Federico Fellini, che chiese al costumista premio Oscar Piero Gherardi di ricrearlo per Anita Ekberg in “La Dolce Vita”. Nel 1960, l’atelier ampliò la propria offerta aggiungendo una linea di prêt-à-porter, seguita poi da accessori, pelletteria, bigiotteria e, nel 1991, anche il profumo Micol. L’anno successivo, l’azienda e il marchio furono ceduti a un gruppo finanziario italiano. Micol continuò comunque a occuparsi di moda attraverso la fondazione a lei intitolata, che promuove il talento di giovani creativi con borse di studio e corsi di formazione. La stessa Micol morì il 12 giugno 2015, diventando l’ultima delle tre sorelle a lasciarci. Oggi, il patrimonio lasciato dall’Atelier Sorelle Fontana, costituito da abiti, figurini, fotografie, ricami e accessori, è conservato nell’archivio della fondazione. Questo patrimonio rappresenta una preziosa memoria del passato e un patrimonio di ispirazione per il futuro.

La samba, il battito del cuore del BrasileLa samba è molto più di un semplice genere musicale o una danza: è un pilastro...
05/05/2026

La samba, il battito del cuore del Brasile

La samba è molto più di un semplice genere musicale o una danza: è un pilastro dell’identità culturale del Brasile, capace di raccontare la storia, le radici e lo spirito del suo popolo. Nata tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo nelle comunità afro-brasiliane, soprattutto nello stato di Bahia e poi sviluppatasi nella città di Rio de Janeiro, la samba affonda le sue origini nelle tradizioni musicali e rituali portate dagli africani ridotti in schiavitù. Queste tradizioni, basate su ritmi sincopati, percussioni e canto collettivo, si sono fuse nel tempo con elementi della cultura portoghese e indigena, dando vita a una forma espressiva unica. Strumenti come il surdo, il pandeiro e il cavaquinho sono diventati fondamentali per creare il tipico ritmo della samba, coinvolgente e ricco di energia. Nel corso del Novecento, la samba si è evoluta in numerosi sottogeneri, tra cui la samba-enredo (legata alle scuole di samba e alle sfilate carnevalesche), la samba-canção (più melodica e sentimentale) e il pagode, più moderno e popolare. Le scuole di samba, vere e proprie comunità artistiche, svolgono un ruolo centrale nella preparazione del Carnevale di Rio de Janeiro, uno degli eventi più spettacolari al mondo, dove musica, danza, costumi e scenografie si fondono in performance grandiose. La samba non è solo intrattenimento: è anche un mezzo di espressione sociale e politica. Nei suoi testi si raccontano storie di vita quotidiana, lotte, speranze e orgoglio culturale. È una musica che ha dato voce alle periferie urbane e alle classi popolari, diventando simbolo di resistenza e di affermazione identitaria. Nel 2005, la samba è stata riconosciuta come patrimonio culturale immateriale del Brasile, e alcune sue forme sono state valorizzate anche a livello internazionale. Ancora oggi, continua a evolversi e a influenzare altri generi musicali, mantenendo però intatta la sua essenza: una celebrazione della vita, della comunità e della memoria storica. In definitiva, la samba rappresenta il battito del cuore del Brasile: un linguaggio universale che unisce musica, corpo ed emozioni, capace di trasmettere energia, passione e senso di appartenenza.

Indirizzo

Rome

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Le petit atelier pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Le petit atelier:

Condividi

Digitare