Confindustria

Confindustria Siamo la principale associazione di rappresentanza delle imprese manifatturiere e di servizi che operano in Italia.

Promuoviamo la centralità dell’impresa sul territorio come motore di sviluppo economico, sociale e civile del Paese. Non riceviamo finanziamenti pubblici e rappresentiamo le imprese e i loro valori presso le Istituzioni, a tutti i livelli, per contribuire concretamente al benessere e al progresso della società. In quest’ottica, garantiamo servizi sempre più diversificati, efficienti e moderni.

27/08/2026

Quale promessa di futuro siamo in grado di offrire oggi alle nuove generazioni?

Tra il 2019 e il 2023 sono espatriati 190 mila giovani, mentre troppe imprese under 35 chiudono o scelgono di andare altrove. Eppure, su oltre 1.100 miliardi di spesa pubblica, appena il 9% va a quella che chiamiamo Filiera Futuro: natalità, istruzione e giovani imprese.

Per questo proponiamo di raddoppiare questa quota nei prossimi dieci anni. Significa investire sulle condizioni che permettono a un giovane di formarsi, costruire una famiglia, fare impresa e scegliere l’Italia per realizzare il proprio futuro.

Nel 2025 il turismo internazionale ha generato per l’Italia un saldo positivo di 22,7 miliardi di euro. Secondo i dati d...
25/08/2026

Nel 2025 il turismo internazionale ha generato per l’Italia un saldo positivo di 22,7 miliardi di euro.
 
Secondo i dati della Banca d’Italia, la spesa dei viaggiatori stranieri nel nostro Paese ha raggiunto i 56,7 miliardi di euro, a fronte dei 34,1 miliardi spesi dagli italiani all’estero.
 
La bilancia dei pagamenti turistica registra così un avanzo in crescita rispetto ai 21,2 miliardi del 2024, pari all’1% del PIL.
 
Numeri che confermano come il turismo sia oggi uno dei motori dell’economia italiana, capace di generare valore, occupazione e investimenti in tutto il Paese e coinvolgendo le diverse filiere del Made in Italy.

Il Mezzogiorno cresce tre volte più del resto d’Italia sul fronte dell’occupazione. Nel primo trimestre del 2026, l’occu...
19/08/2026

Il Mezzogiorno cresce tre volte più del resto d’Italia sul fronte dell’occupazione.

Nel primo trimestre del 2026, l’occupazione al Sud è aumentata dello 0,6%, contro il +0,2% registrato a livello nazionale. Con oltre 6,52 milioni di occupati, il dato racconta una fase di cambiamento strutturale del tessuto economico meridionale.

E l’occupazione non è l’unico indicatore a confermarlo. Dal 2019, il PIL del Mezzogiorno è cresciuto dell’8,3%, contro il +6,3% della media nazionale. Anche le previsioni per il 2026 indicano una crescita dello 0,6% per il Sud, ancora superiore al +0,5% italiano.

Tra i fattori che stanno sostenendo questa inversione di tendenza c’è anche la ZES Unica, che ha dimostrato come la semplificazione amministrativa possa trasformarsi in una vera politica industriale.

Basta guardare i numeri:
- circa 1.500 Autorizzazioni Uniche rilasciate
- oltre €9 miliardi di investimenti diretti
- circa 25.000 occupati diretti stimati
- un impatto economico complessivo stimato in oltre €59 miliardi, e oltre 71mila occupati diretti e nell’indotto

Questo, però, non significa che il divario sia stato colmato.

Restano infatti diversi nodi strutturali: il tasso di occupazione nel Mezzogiorno si ferma al 50%, contro il 62,5% della media nazionale; nel primo trimestre del 2026 l’export è diminuito dell’1,1%, in controtendenza rispetto al +1,3% italiano; inoltre, con un PIL pro capite di €22.238, il Sud resta l’area più debole del Paese.

Proprio per questo il modello ZES non dovrebbe restare confinato al Mezzogiorno.

Il passo successivo è trasformarlo in uno strumento di politica industriale nazionale: semplificazione, tempi certi e strumenti finanziari dedicati hanno dimostrato di funzionare e possono farlo ovunque.

Il turismo italiano è in espansione: tra i fattori che spingono la crescita, i visitatori stranieri giocano un ruolo sem...
11/08/2026

Il turismo italiano è in espansione: tra i fattori che spingono la crescita, i visitatori stranieri giocano un ruolo sempre più rilevante.
 
Secondo la Banca d’Italia, la spesa dei visitatori stranieri in Italia è cresciuta costantemente negli ultimi anni: dai 44,3 miliardi di euro del 2022, ai 51,7 miliardi del 2023, fino ai 54,2 miliardi del 2024, per raggiungere nel 2025 i 56,7 miliardi di euro.
 
Si tratta di una crescita del 4,6% rispetto all’anno precedente e di circa il 28% dal 2022.
 
A spendere di più sono stati i turisti provenienti da Germania, con 8,8 miliardi di euro, Stati Uniti, con 6,6 miliardi, Regno Unito, con 5,3 miliardi, e Francia, con 4,6 miliardi.
 
Un andamento che conferma il valore del turismo internazionale per l’economia italiana: un settore che genera occupazione, attrae investimenti e produce valore per l’intera filiera nazionale.

La competitività del sistema produttivo italiano e del Mezzogiorno passa anche da infrastrutture efficienti e una logist...
04/08/2026

La competitività del sistema produttivo italiano e del Mezzogiorno passa anche da infrastrutture efficienti e una logistica moderna.

Nell’intervista pubblicata su Il Sole 24 Ore, Leopoldo Destro, Vice Presidente di Confindustria per i Trasporti, la Logistica e l’Industria del Turismo, evidenzia la necessità di una visione strategica che metta al centro connessioni efficienti e intermodalità.

La Zes unica funziona e va mantenuta, ma non basta: occorre un piano industriale a medio termine per infrastrutture e logistica, da considerare come un investimento produttivo strategico per la competitività del mezzogiorno e dell’intero paese.

Il Sud, grazie alla sua posizione nel Mediterraneo, deve diventare non solo una piattaforma di transito, ma un luogo in cui le merci generano trasformazione industriale, valore aggiunto e occupazione qualificata.

Per questo è fondamentale accelerare gli investimenti nelle reti ferroviarie, portuali e intermodali, riducendo il divario infrastrutturale che ancora limita la competitività del Paese.
La logistica è anche un motore di sviluppo economico e sociale: vale 205 miliardi di euro, pari a circa il 9% del PIL, coinvolge oltre 1,4 milioni di addetti e quasi 79 mila imprese. Rappresenta uno dei principali driver di crescita per il Paese.

Creare infrastrutture e un sistema logistico più moderni ed efficienti significa offrire alle imprese le condizioni per investire con fiducia, rafforzando la competitività del sistema produttivo e generando benefici concreti per il lavoro e per le persone.

La crescita si costruisce creando le condizioni perché le imprese possano investire con fiducia. E investire nella logistica significa investire nel futuro dell’industria italiana, delle imprese e delle persone.

Argentina e Brasile si confermano mercati in crescita per l’export italiano.Nel 2025 l’export italiano verso l’area Merc...
29/07/2026

Argentina e Brasile si confermano mercati in crescita per l’export italiano.

Nel 2025 l’export italiano verso l’area Mercosur ha raggiunto i €7,5 miliardi, con una crescita media annua del 7% verso l’Argentina e del 6% verso il Brasile nel periodo 2021-2025.

A sostenere questa dinamica c’è anche una presenza industriale italiana molto radicata: in Brasile operano circa 1400 imprese a partecipazione italiana, che impiegano 150.000 addetti e generano €42 miliardi di fatturato.

In Argentina sono circa 300, con 25.000 addetti e circa €2 miliardi di fatturato.

Su queste basi si inserisce l’accordo UE-Mercosur, che ha già iniziato a produrre effetti concreti.

Nel maggio 2026, primo mese di vigenza dell’accordo, l’export italiano verso l’area è cresciuto del 21,1% rispetto allo stesso mese del 2025.

A regime, il potenziale è ancora maggiore: le esportazioni italiane potrebbero passare da €7,5 a €14 miliardi.

Anche gli importatori italiani trarranno vantaggio dall’accordo sperimentando risparmi consistenti sui dazi pagati.

Le opportunità più rilevanti riguardano soprattutto alcuni settori strategici:
* Agroalimentare;
* Macchinari e impiantistica;
* Farmaceutico e medicale;
* Tecnologie digitali;
* Transizione energetica e Infrastrutture Sostenibili.

È in questo contesto che si inserisce la prima missione imprenditoriale guidata dal Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in America Latina. Oltre 100 imprese approderanno a Buenos Aires, San Paolo e Brasilia per numerosi incontri B2B, ideati per generare centinaia di nuove opportunità di partnership con controparti e buyer selezionati del mercato locale.

L’obiettivo della missione è trasformare le opportunità offerte dall’accordo in collaborazioni industriali concrete e rafforzare il ruolo dell’Italia come partner di riferimento per le due principali economie del Mercosur.

Le imprese estere credono nell’Italia, il problema è quello che trovano quando arrivano. Mercoledì scorso, all’Annual Me...
23/07/2026

Le imprese estere credono nell’Italia, il problema è quello che trovano quando arrivano.
 
Mercoledì scorso, all’Annual Meeting 2026 del Gruppo Tecnico Confindustria Imprese Estere alla Luiss, ho condiviso i numeri di questi anni: nel 2019 avevamo 140 investimenti greenfield da imprese a controllo estero, nel 2024 siamo saliti a oltre 200, nel 2025, pur scendendo a 197, restiamo ampiamente sopra i livelli di partenza.
 
Il punto è che le imprese estere non sono solo degli investitori. Diventano ecosistemi, entrano nelle filiere produttive, le rafforzano e le aprono ai mercati internazionali.
 
È per questo che sono una risorsa strategica per il Paese e che dobbiamo fare tutto il possibile per trattenere chi ha già scelto l’Italia e attrarre nuovi capitali.
 
Per riuscirci, però, dobbiamo affrontare gli ostacoli che ancora oggi frenano la nostra competitività.
 
Il primo è la burocrazia: chi vuole investire nel nostro Paese ha bisogno di risposte rapide, e non di processi lunghi e incerti.
 
Il secondo riguarda la legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Chi osserva il nostro Paese dall’estero spesso vede un contesto in cui il rischio supera le opportunità di fare impresa. È una percezione che dobbiamo assolutamente cambiare.
Insomma, chi ha già creduto nell’Italia deve poter continuare a investire e crescere. E chi sta valutando di farlo deve trovare ragioni concrete per sceglierci.
 
Perché costruire queste condizioni abilitanti è fondamentale per rendere l’Italia più attrattiva.

16/07/2026

Per colpa delle regole europee sull’ETS rischiamo di perdere la ceramica italiana. Sostituendola poi con quella indiana e cinese che non hanno i nostri stessi standard ambientali e sociali.

Eppure il settore ceramico italiano negli ultimi dieci anni ha investito oltre 4,5 miliardi di euro per abbattere le emissioni, affrontando la sfida ambientale con risorse proprie e innovando i propri processi produttivi.

Il problema è che i benchmark fissati dall’ETS europeo sono diventati, nei fatti, irraggiungibili.

Il risultato è che le imprese vengono spinte a delocalizzare la produzione fuori dall’Europa, invece di essere incentivate a continuare a investire qui.

Non lo dico io, lo vediamo già nei dati: l’anno scorso le importazioni di ceramica indiana in Europa sono aumentate del 63%, mentre gli acquisti di ceramica prodotta in Europa sono diminuiti del 20%.

Nel frattempo, l’ETS raccoglie €74 miliardi, di cui €14 finiscono direttamente alla Commissione europea.

Bisogna dirsi le cose come stanno: non stiamo salvando l’ambiente, stiamo spostando la produzione in Cina e in India.

Distruggendo cosi un’industria italiana che nell’ambiente aveva già investito miliardi.

Per la prima volta, Confindustria, Medef e BDI hanno scritto insieme alla presidente della Commissione europea, Ursula v...
10/07/2026

Per la prima volta, Confindustria, Medef e BDI hanno scritto insieme alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: il sistema ETS va riformato in profondità.

La lettera congiunta arriva a pochi giorni dalla proposta di revisione attesa per il 17 luglio. Le tre associazioni - che insieme rappresentano quasi 500.000 imprese nelle prime tre economie dell’Unione - chiedono che le regole del mercato europeo del carbonio siano rese più aderenti alla realtà dell’industria, tenendo conto di tecnologie disponibili, costi, infrastrutture e concorrenza internazionale. Ambizione climatica e competitività industriale, nella nostra visione, devono essere perseguite come obiettivi complementari.

A supportare la richiesta, uno studio dell’Università di Milano-Bicocca che ridimensiona l’efficacia del meccanismo sulla manifattura: tra il 2013 e il 2024 la riduzione delle emissioni sarebbe derivata più dalle chiusure aziendali che dall’impatto del meccanismo sulla decarbonizzazione. In quel periodo, il numero di impianti manifatturieri soggetti all’ETS è diminuito del 14,6%.

La lettera individua le priorità per le imprese di Francia, Italia e Germania:
- Allineare la traiettoria dell’ETS alla realtà industriale, evitando carenze di quote prima che siano disponibili percorsi di decarbonizzazione economicamente sostenibili in tutti i settori;
- Riformare la Market Stability Reserve per evitare carenze artificiali e limitare gli sbalzi dei prezzi;
- Rafforzare il CBAM, mantenendo quote gratuite e compensazioni dei costi ETS finché non ci saranno strumenti alternativi efficaci contro la delocalizzazione produttiva;
- Destinare integralmente i ricavi ETS alla decarbonizzazione;
- Integrare, dopo il 2030, soluzioni come i crediti internazionali di alta qualità, la cattura e lo stoccaggio della CO₂ e le rimozioni permanenti di carbonio;
- Escludere trasporto marittimo e aviazione dall’ambito di applicazione del meccanismo.

La richiesta arriva in un momento in cui l’industria europea deve fare i conti con costi dell’energia ancora elevati e con la crescente pressione della concorrenza globale.

09/07/2026

Un Paese in cui i giovani non si possono permettere nemmeno una casa non è un Paese attrattivo.

Se l’affitto assorbe più del 25-30% del netto percepito, il sistema non regge. E in molte delle città italiane dove il lavoro funziona, è già così.

Il risultato è che i giovani non se ne vanno solo perché mancano opportunità professionali. Sempre più spesso partono perché, anche quando trovano una buona opportunità, non riescono a costruirsi una vita dignitosa nel luogo in cui lavorano.

Trovano un impiego, magari buono, ma non una casa a un costo accessibile. E chi rimane si trova spesso a dover scegliere tra pagare l’affitto e costruirsi una famiglia. Senza la possibilità di mettere radici, andarsene diventa la scelta più semplice.

E di quelli che partono, pochissimi tornano.

Per questo la pianificazione urbanistica non può essere separata dalle politiche per la competitività. Se i centri produttivi crescono ma i costi dell’abitare aumentano più rapidamente dei redditi, chi dovrebbe viverci finisce per esserne escluso.

L’abitare è ormai una questione centrale di welfare e di sviluppo economico. Finché non lo tratteremo come tale, continueremo a perdere talenti che avremmo potuto trattenere.

Indirizzo

Viale Dell'Astronomia 30
Rome
00144

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