30/12/2022
MORIRE PER LA SCIENZA
Maria Sklodowska, divenuta Marie Curie una volta sposata, è morta per l’amore che aveva per la scienza. Morì il 4 luglio 1934 di anemia aplastica, malattia contratta proprio a causa della lunga esposizione alle radiazioni. La scienziata polacca naturalizzata francese, infatti, aveva scoperto il polonio e il radio, che insieme a diversi studi sulla radioattività le valsero ben due premi Nobel, per la fisica e per la chimica. Col marito Pierre studiò a fondi i lavori di Henri Bequerel sulla radioattività, scoprendo che i raggi emessi dall’uranio eran indipendenti dalla condizione o dalla forma del materiale. In seguito, lavorando sulla pechblenda (un minerale cristallino), isolò nel 1898 il polonio e successivamente il radio, di cui riuscì a produrre un decigrammo. Purtroppo, però, le radiazioni emesse dai tubi di radio che Curie portava da una stanza all’altra del laboratorio, tenendoli tranquillamente in tasca, è tossica, e le costò la vita. Nel 1934, infatti, malata di anemia, si trasferì al Sancellemoz Sanatorium con l’intento di riposarsi e riacquisire la forma. Ma ormai era troppo tardi, e morì in ospedale. È stata poi sepolta al Pantheon di Parigi. La sua bara, per il timore di contaminazioni radioattive, è stata addirittura avvolta in una camicia di piombo. Ancora oggi, poi, tutti i suoi appunti di laboratorio successivi al 1890 sono considerati pericoloso a causa del contatto con sostanze radioattive. Sono conservati in apposite scatole piombate e chiunque voglia consultarli deve indossare abiti di protezione.
Fonte: The Nobel Prize
Credit foto: Flickr – VISITFLANDERS, ridimensionata, 4000x2570 px, Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0); Wikimedia – Unknown author, 4000x2570 px, Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
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