Capuccella Calzature

Capuccella Calzature Prodotti in vendita presso il negozio di Torgiano, in C.so Vittorio Emanuele 9, a Deruta in Via del Lun: 15.30 - 19.30
Mar - Sab: 9.00 - 13.00 15.30 - 19.30

Prodotti in vendita presso il negozio di Torgiano, in C.so Vittorio Emanuele 9, a Deruta in Via del Mosaico 13, e online sul sito www.vivashop.it/capuccella

Aperto dal lunedì al sabato.

Dal primo febbraio 2026, il nostro negozio storico in Corso Vittorio Emanuele II a Torgiano chiuderà le sue porte. Grazi...
26/01/2026

Dal primo febbraio 2026, il nostro negozio storico in Corso Vittorio Emanuele II a Torgiano chiuderà le sue porte. Grazie per aver camminato con noi durante questi 110 anni insieme: il vostro affetto e la vostra presenza resteranno sempre con noi.

03/01/2026
Auguriamo a tutti voi un anno prospero e sereno. Sempre al passo con voi!
31/12/2025

Auguriamo a tutti voi un anno prospero e sereno. Sempre al passo con voi!

Buon Natale da Capuccella Calzature 🎄✨Ci vediamo nei nostri negozi di Torgiano e Deruta dal 27 dicembre, per prepararci ...
24/12/2025

Buon Natale da Capuccella Calzature 🎄✨
Ci vediamo nei nostri negozi di Torgiano e Deruta dal 27 dicembre, per prepararci al nuovo anno insieme. 🥳🤩

08/12/2025

Vieni a trovarci a Torgiano e a Deruta anche oggi 8 dicembre ✨🥰
Siamo aperti dalle 09:30 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:30 👠👢👞👜🎄

Il Natale è alle porte! 🎄✨✨Vieni a trovarci a Torgiano e a Deruta e approfitta del   per i tuoi regali 🤩🎁🎁😍Siamo aperti ...
07/12/2025

Il Natale è alle porte! 🎄✨✨
Vieni a trovarci a Torgiano e a Deruta e approfitta del per i tuoi regali 🤩🎁🎁😍
Siamo aperti anche ogni domenica dalle 09:30 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:30!

Il   è già iniziato nei nostri negozi. Vieni a trovarci per non perderti occasioni incredibili con fino al 50% di sconto...
05/12/2025

Il è già iniziato nei nostri negozi. Vieni a trovarci per non perderti occasioni incredibili con fino al 50% di sconto. Ti aspettiamo a Torgiano e a Deruta!

26/11/2025

ELENA CECCHETTIN: “NON ESISTONO MOSTRI, ESISTE IL PATRIARCATO” – IL GRIDO CHE L’ITALIA NON PUÒ PIÙ IGNORARE

LA LETTERA DI ELENA – IL GRIDO DI UNA SORELLA

Mi chiamo Elena Cecchettin
e questa è la lettera che ho sentito il dovere di scrivere.
Una lettera che non avrei mai voluto comporre,
che nasce dal dolore più grande che una sorella possa conoscere:
la perdita di Giulia, uccisa da chi diceva di amarla.

L’ho scritta per dire una verità che molti non vogliono vedere.

“Turetta non è un mostro.”

No.
Perché un mostro è un’eccezione, qualcosa di esterno alla società,
qualcosa che possiamo rinchiudere in una gabbia
e illuderci che il problema finisca lì.

Ma non è così.
La verità è molto più scomoda:
gli assassini delle donne non arrivano dal nulla.
Non sono creature isolate.
Sono figli sani della struttura in cui viviamo,
della cultura dello stupro, del patriarcato,
di un sistema che dà agli uomini potere
e alle donne colpa e paura.

Questa è la verità che ho scritto.
E che molti non vogliono sentire.

La cultura dello stupro è ovunque:
nel linguaggio,
nei gesti normalizzati,
in quei “ma lei…”, “ma forse…”, “ma comunque…”.

È in quell’amico che controlla la propria ragazza.
In quel collega che fa catcalling e ride.
Nell’uomo che ti interrompe, ti spiega, ti zittisce.

Ogni micro-violenza è un seme.
Ogni seme, se non fermato,
porta prima o poi all’albero marcio del femminicidio.

Scrivo anche questo:
“Nessun uomo è buono se rimane fermo.”
La neutralità non esiste.
O si sta dalla parte del cambiamento,
o si è complici — anche senza volerlo — di ciò che continua a ucciderci.

Il femminicidio non è un raptus.
Non è gelosia.
Non è amore deviato.
È un delitto di potere,
un omicidio di Stato,
perché lo Stato non ci protegge,
non finanzia i centri antiviolenza,
non garantisce educazione affettiva e sessuale,
non ci permette di chiamare aiuto senza paura di morirne.

Non chiedete un minuto di silenzio per Giulia.
Bruciate tutto.
Bruciate il sistema che l’ha uccisa.
Bruciate l’indifferenza.
Bruciate l’ipocrisia delle mimose dell’8 marzo
che non salvano nessuna.

Io non voglio meno uomini cattivi.
Voglio più uomini giusti.

E voglio che il nome di mia sorella
non diventi un simbolo sterile,
ma un detonatore.

Perché se Giulia dev’essere morta,
che almeno il mondo cambi.

UN GRIDO CHE L’ITALIA HA IL DOVERE DI ASCOLTARE

Certe parole non si commentano:
si ascoltano.
Ti attraversano.
Ti obbligano a guardarti allo specchio,
anche quando preferiresti abbassare lo sguardo.

La lettera di Elena Cecchettin al Corriere della Sera
è una di quelle.
Una di quelle che non si dimenticano,
che segnano un punto di svolta,
che trasformano il dolore privato
in una denuncia pubblica feroce, lucidissima.

Elena ha fatto ciò che uno Stato, una scuola, una cultura intera
avrebbero dovuto fare da decenni:
ha detto la verità.

Una verità che spaventa:
non ci sono mostri da isolare.
Ci siamo noi.
C’è ciò che abbiamo tollerato,
normalizzato,
giustificato.
C’è un sistema sociale
che produce violenza perché è costruito sulla violenza,
che genera controllo perché è fondato sul controllo,
che premia chi esercita potere e punisce chi lo subisce.

La forza delle sue parole non sta nel dolore,
ma nella lucidità.
Laddove molti invocano il “mostro”,
lei indica la struttura.

Laddove tanti parlano di tragedia individuale,
lei parla di responsabilità collettiva.
Laddove si vorrebbe chiudere tutto in un minuto di silenzio,
lei chiede di “bruciare tutto”.
Non la violenza — ma l’indifferenza.
Non il caos — ma il sistema che lo genera.

E questa è la differenza tra il lutto e la rivoluzione.

C’è una lucidità quasi disarmante nelle sue accuse agli uomini:
non come individui, ma come categoria privilegiata.
Non per colpa, ma per responsabilità.

Perché il privilegio non è qualcosa che si sceglie.
È qualcosa che si eredita e che, se non lo si mette in discussione,
diventa complicità.

Il suo grido non è contro gli uomini,
ma contro il patriarcato
che, da secoli, li plasma, li premia, li perdona.

E il femminicidio, in questo contesto,
non è un incidente.
È l’epilogo.
La punta del ghiaccio.
Il risultato finale e prevedibile
di una catena di minuscole violenze quotidiane
che nessuno ha mai interrotto in tempo.

Elena ha perso una sorella.
Eppure ha trovato le parole
che un intero Paese non ha mai avuto il coraggio di pronunciare.

Lei non vuole silenzi.
Vuole voce.
Vuole presenza.
Vuole uomini che intervengano.
Che educano.
Che si oppongano.

Vuole uno Stato che protegga.
Che finanzi.
Che ascolti.
Che impedisca.

E vuole che la memoria di Giulia
non sia un rituale,
ma un inizio.

La sua è una lezione che nessuno può permettersi di ignorare.
Una lezione che viene da una ragazza
che avrebbe avuto tutto il diritto
di chiudersi nel proprio dolore
e che invece lo ha trasformato
in un atto politico di altissima maturità civile.

Per questo, come scrive chi l’ha commentata:
ci si inchina.

Perché la sua battaglia
è l’unica battaglia che può salvarci tutti.

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22/11/2025

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Indirizzo

C. So Vittorio Emanuele, 7
Torgiano
06089

Orario di apertura

Lunedì 16:00 - 19:30
Martedì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 13:00
16:00 - 19:30
Venerdì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Domenica 09:00 - 13:00
14:00 - 19:30

Telefono

+39075982250

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