19/10/2023
‼️ MORIRE DI LAVORO
“Ho sonno, sono stanca morta”, così scriveva al fidanzato Sara Viva Sorge, l’infermiera 26enne di San Vito dei Normanni (BR) alle 6 di martedì mattina, alla fine del suo turno di lavoro in una struttura della Fondazione San Raffaele di Ceglie Messapica, dove lavorava da circa 20 giorni.
Poi la vita di Sara Viva si è infranta contro un palo dell’illuminazione, sulla via del ritorno a casa.
Soltanto la sera prima dello schianto aveva mandato un messaggio vocale all'amica:
"Secondo te è normale? Oggi smonto e devo fare pure la notte".
Aveva alle spalle due notti consecutive di lavoro, dopo un turno settimanale piuttosto impegnativo.
Sara non ha fatto neanche in tempo a prendere il suo primo stipendio, a festeggiare l’indipendenza tanto attesa. Tra pochi giorni sarebbe stato il suo 27 compleanno.
Aveva preso servizio il 20 gennaio, a quanto risulterebbe già con un doppio turno: 14 ore di fila, mattina e pomeriggio.
👉 Raccontano alcuni colleghi, in anonimato:
«All'inizio, durante un turno di notte, aveva avuto un attacco di panico. Era sola con circa 28 pazienti».
«Ritmi inumani, soprattutto per chi è alle prime armi e non ha neanche il potere contrattuale di dire basta».
“Di solito gli ultimi arrivati fanno i tappabuchi e questo accade dappertutto, ma non mi puoi lasciare di notte una persona da sola».
👉 Per CGIL Brindisi questa volta non si è trattato di un infortunio in un cantiere o dentro una fabbrica, ma come si dice in gergo, di un infortunio in itinere. Non per questo è meno grave e non solleva interrogativi su una lavoratrice assunta da poco e subito gettata nel mezzo di una situazione lavorativa complicata.
Non si può lasciar passare questa tragedia come un comune incidente stradale perché “turni massacranti e condizioni di lavoro complesse costituiscono un pericolo non solo sul posto di lavoro, ma anche nelle ore immediatamente successive”.
Quella di Sara non è una fatalità, ma l’ennesima dimostrazione di una società malata e ingiusta, che sfrutta anzitutto i giovani e le categorie più esposte.